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Tre indizi, una prova: il Pd rifugge l’età adulta

Se è vero che tre indizi fanno una prova, è provato che il Pd non vuole crescere. Dalla nascita del governo Letta ad oggi, infatti, ogni sua decisione — presa o annunciata — allude al tentativo di rinviare il più possibile una definitiva assunzione di responsabilità e di linea politica. L’età adulta fa paura.
Primo indizio. A dimostrazione che il partito ha subìto la nascita del governo pur guidato dal proprio vicesegretario, la scelta di indicare Stefano Fassina come viceministro all’Economia. Premier e capo dello Stato avrebbero preferito il ben più ‘compatibile’ Enrico Morando, il Pd ha invece imposto un nome marcatamente alternativo alla linea Letta-Saccomanni. Per «bilanciarli», dicono. E non è un buon segno.
Secondo indizio. Dopo aver perso per strada tre milioni e mezzo di voti e un segretario, il Pd ha scelto di non anticipare il proprio congresso. Si parla di un «reggente», si cerca un compromesso tra correnti. Rimarrà deluso chi sperava che dall’attuale crisi di identità nascesse qualcosa di nuovo e riconoscibile.
Terzo indizio. Renzi traballa: si copre a sinistra ponendo il veto a Berlusconi presidente della Convenzione per le riforme; vede crescere l’astro Letta, ma non se la sente di impegnarsi nella battaglia congressuale. Giovani turchi e anziani dirigenti gli offrono un patto: a te il (futuro, o futuribile) governo, a noi il partito. Lo accetta. L’assemblea nazionale dell’11 maggio dovrebbe dunque sancire l’abrogazione di quell’articolo dello statuto che prevede la coincidenza tra candidato premier e leader del partito. Pessima trovata, sia per il partito sia per il (futuro, o futuribile) premier. Si paventa così un Pd tipo Cgil, organizzazione sempre più ‘anziana’, settaria e autoreferenziale. Una bed company rassegnata a non esprimere per diritto il candidato alla massima carica politica democraticamente contendibile: la presidenza del Consiglio. A differenza di quel che accade in quasi tutte le democrazie europee, si preannunciano dunque due figure — premier e segretario — politicamente e culturalmente diverse. Perciò destinate a confliggere.
Se tre indizi fanno una prova e se è provato che il Pd intende crogiolarsi nella propria immaturità politica, c’è da credere che anche per questo il governo in carica dovrà navigare a vista.