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Governare è il miglior ‘scudo’ per tutti

Tutto ruota, ancora e come sempre, attorno alla questione Giustizia. E dunque alla figura di Silvio Berlusconi. Le procure lo incalzano, lui adatta la linea politica del Pdl all’incalzare delle procure e il Pd riesce a trovare un barlume di unità solo in reazione al solito Berlusconi incalzato delle solite procure. Per poi, come nel caso del veto sul berlusconiano Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato, ritrovarsi con il solito pugno di mosche in mano. Per vent’anni, la politica italiana è andata avanti così. E non è andata lontano. Il Paese è rimasto fermo, paralizzato dalla guerra non convenzionale tra politica e magistratura. Una guerra che sancì formalmente la fine della Prima repubblica e che, non essendosi conclusa con una pace negoziata né con un vincitore chiaro, ha caratterizzato anche il ventennio successivo. Perciò la Seconda repubblica in realtà non è mai nata. Grazie ai casi della Storia, è però nato un governo di larghe intese. Ed è nato per metter mano una volta per tutte ai problemi strutturali del Paese: l’inefficienza delle istituzioni, il sistema fiscale, l’economia. L’esecutivo Letta è una cosa nuova, e una cosa nuova non può funzionare con mentalità e schemi politici vecchi. È questo che ieri Giorgio Napolitano è sembrato dire al plenum del Csm quando ha invocato «rigore ed equilibrio» per le toghe e «riforme» per il Paese. Le due cose sono infatti legate ben più di quanto non sembri, o non dovrebbe essere. Parole emblematicamente pronunciate nel giorno in cui sono casualmente maturati due fatti destinati ad incrociarsi: la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a Berlusconi per l’affare Mediaset; è stato eletto presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce, magistrato estraneo alle correnti di sinistra. Poiché entro l’anno la Cassazione emetterà sentenza sul caso Mediaset, nel Pdl si aspettano un giudizio «non prevenuto». Da qui ad allora, però, e in attesa della sentenza Ruby che arriverà il 15 e ci si aspetta sia positiva, bisogna che Berlusconi si comporti come se l’efficacia del governo fosse il miglior scudo ai suoi processi. E lo sta facendo. Bisogna anche che il Pd esca dalla trincea antiberlusconiana, si riconcili con la parola riformismo e capisca che la propria convenienza coincide con quella del Paese. Ma non tutti intendono farlo. Molto dipenderà da come verrà gestito il congresso e quali saranno allora i risultati del governo che, giova ricordarlo, è pur sempre guidato dal vicesegretario del partito.