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Sintini, uno scudetto per la vita

Dal Qs-Il Resto del Carlino in edicola oggi

«UN ANNO FA non sapevo neanche se sarei sopravvissuto. Oggi sono campione d’Italia. Sono un po’ sotto choc, ma voglio dirlo a chi è malato: non dovete mai mollare, perché il sole tornerà a sorgere». Giacomo Sintini ha nel cuore la forza di chi ha saputo sconfiggere il cancro, al confronto vincere una partita, per quanto importante come una finale scudetto, è qualcosa di infinitesimale. Eppure questo secondo titolo tricolore personale, il terzo di Trento, vinto ieri alla bella contro Piacenza, renderà il 12 maggio 2013 una data impossibile da dimenticare per l’alzatore ravennate di Villanova di Bagnacavallo. Un anno fa lottava contro un linfoma, gli schemi che studiava erano quelli della chemioterapia, ieri ha alzato al cielo lo scudetto, vinto giocando da titolare una sola partita in tutta la stagione, in Italia (e un’altra in Europa).
«DOPO AVER SAPUTO che Raphael si era fatto male e avrei giocato io, ho passato la settimana a cercare di fare capire ai compagni che non avevo paura, negli allenamenti — spiega il regista romagnolo —, ma non so che cosa dire, non avrei mai potuto immaginare quello che poi è successo». E’ successo che Trento ha battuto Piacenza al tie-break di una partita e di una serie vinta e persa un’infinità di volte. «Quello che non dobbiamo mai perdere davvero è la speranza. Non voglio sembrare melodrammatico — continua Sintini —, dedico questa vittoria a tutta la mia famiglia, a mia moglie, a mia figlia, ai miei parenti. Ai medici che mi hanno curato e agli infermieri che mi hanno tenuto la mano in ospedale. E adesso vado a festeggiare».
CHE COSA VUOI raccontare, di sportivo, al termine di una giornata così? Vuoi dire che la Copra era oggettivamente favorita perché l’alzatore è un ruolo che non si inventa, perché da quasi due anni Sintini non giocava cinque set di una partita vera, perché alla lunga era legittimo e fisiologico aspettarsi che la sua regia si sarebbe appannata? Vuoi parlare di battute e di muro, di rimonte e proteste, vuoi dire che quando alla fine del terzo set l’allenatore di Trento Stoytchev è stato espulso per un parziale per essere quasi venuto a contatto con il dirigente piacentino Cottarelli, la sua squadra ha paradossalmente giocato meglio? Vuoi dire che Burgsthaler, come due anni fa, ha avuto un ruolo decisivo dalla panchina? Vuoi guardare le statistiche per cercare di scoprire in che cosa l’Itas è stata superiore, su una Copra che ha fatto 17 ace e 17 muri?
Ma lascia stare.