La sirena d’allarme dell’industria
Paralizzato da anni. Ascoltate la relazione di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, all’assemblea di viale dell’Astronomia: le ricette sono chiare i problemi anche. Sono sempre gli stessi da decenni solo che le prime sono ancora tanto attuali quanto mai tradotte in realtà, mentre i secondi si sono aggravati. Volete una prova? Cercate i discorsi degli ultimi anni dei presidenti di Confindustria, depurateli dalla congiuntura — prendeteli destagionalizzati, direbbe l’Istat — e avrete una carrellata di voci clamanti nel deserto della politica. I numeri, invece, sono da bollettino di guerra, li conosciamo. Il governo Letta prenda anche solo una frase di Squinzi la trasformi in legge, una sola. Ma subito. Quale? Questa: «Le nostre aziende pagano troppo, i nostri lavoratori guadagnano poco». Si chiama cuneo fiscale, va ridotto. Senza se, senza ma. Le risorse non ci sono? Non è vero, le risorse ci sono se si tagliano gli sprechi. Possono non essere sufficienti, ma è meglio di niente. Non c’è più tempo: le sirene dell’industria hanno suonato l’allarme da tempo, solo la crescita produce lavoro.