Il presidenzialismo di Napolitano
Irrituale? Irritualissimo. Ieri, Giorgio Napolitano ha espresso con chiarezza due concetti forti: il governo Letta non ha di fronte a sè l’intera legislatura, ma ‘scadrà’ a fine 2014; la legge elettorale va assolutamente riformata, ma non per questo è auspicabile tornare al proporzionale. Concetti condivisibili, ma enunciati da un capo dello Stato che a norma di Costituzione dovrebbe avere funzioni puramente notarili rappresentano una formale invasione del campo parlamentare. Non è una novità. La prassi costituzionale italiana racconta che quando il sistema dei partiti entra in crisi, il presidente della Repubblica assume naturalmente un ruolo di supplenza. Ed è un bene. E’ quel che è accaduto anche con la nascita del governo Letta. Governo di cui Giorgio Napolitano sente tutta la responsabilità, ben sapendo che la sua efficacia coincide con l’interesse nazionale di un Paese ancora stretto nella morsa della crisi. Napolitano sa che tra le ragioni della debolezza dello Stato italiano c’è anche la debolezza strutturale delle sue istituzioni. E per questo ne caldeggia la riforma. E’ un uomo della Prima repubblica, e pur avendo a lungo creduto nel sistema parlamentare si rende probabilmente conto che i tempi e la stabilità del governo suggeriscono di abbracciare il modello semipresidenziale adottato dalla Francia ai tempi di De Gaulle. L’Italia avrebbe così un governo forte, guidato da una personalità eletta direttamente dai cittadini; il Pdl potrebbe celebrare l’affermazione di un tema ad esso caro, il presidenzialismo; il Pd ci guadagnarebbe una legge elettorale favorevole, il doppio turno di collegio: ottimo sistema elettorale in generale, e, come scrive il professor Barbera sul numero in uscita di ‘Quaderni costituzionali’, in particolare nell’odierno quadro politico frammentato. Il governo durerà se farà le riforme istituzionali, e viceversa. Contro il modello semipresidenziale si sta non a caso coalizzando un variopinto fronte conservatore che in comune ha solo l’ostilità nei confronti di questo esecutivo. E che, in linea con la guerra civile strisciante degli ultimi vent’anni, brandisce argomenti morali più che politici. Il tema sarà centrale anche al congresso del Pd. Chi spera che l’Italia esca dalla crisi, chi non è accecato dallo spirito di fazione e chi conosce il funzionamento delle democrazie occidentali farà bene a schierarsi per il semipresidenzialismo. Anche perché se la riforma passerà non ci sarà più il rischio, o la necessità, che il capo dello Stato esondi dai propri poteri.