I due ostacoli sulla via del presidenzialismo
Preso atto delle crescenti tensioni nei partiti di maggioranza, Napolitano intende mettere un punto fermo sulle riforme istituzionali: già venerdì il Consiglio dei ministri approverà un ddl. Resistono soprattutto quelli che vorrebbero impallinare il governo. In attesa di conoscere il destino processuale di Berlusconi, i falchi del Pdl congelano dunque la modifica della legge elettorale perché, essendo in testa nei sondaggi, un precipitoso ricorso alle urne col Porcellum gli garantirebbe il premio di maggioranza. Anche nel Pd calcoli interni si ripercuotono sulle riforme: ne discuterà la direzione di oggi, sarà il tema centrale del congresso. Fino ad allora, il partito faticherà a darsi una linea. In barba alle tesi uliviste d’antan e agli accordi sottoscritti ai tempi della Bicamerale presieduta da D’Alema, lo sbocco (semi)presidenzialista accende ancora gli animi. E sul fuoco soffiano Unità, Fatto e Repubblica. Le difficoltà di Grillo alimentano l’incendio: chi, nel Pd, sogna di affrancarsi dal governissimo, recluta grillini dissidenti e antipresidenzialisti nella speranza (vana) di sedurne abbastanza da sostituire il Pdl. Processi di Berlusconi e congresso Pd: sono questi, dunque, i principali ostacoli alle riforme. E al governo, che ne è sinonimo.