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Tre semplici domande

“Il programma si basava su tre domande concise: chi sei, che cosa desideri fare della tua vita e come pensi di riuscirci…” così dall’ultimo libro di Isabel Allende, Il quaderno di Maya. Si sta parlando di una ragazza che è inserita in un programma di recupero presso una struttura di riabilitazione.
La frase mi ha colpita.
Certo, le domande sono concise, molto semplici e un po’ banali, ma penso non basti una vita per trovare una risposta adeguata e definitiva.
Chi sei, comporta un grande lavoro di ascolto, di analisi, di impegno, di voglia di scoprirlo, di eliminazione dei timori di scoprirsi diversi da come si desidera o si pensa di essere.
Riuscire a capire chi siamo è un lavoro che per essere svolto correttamente richiede l’abbandono di categorie preconcette, classificazioni e pregiudizi. Abbattere il muro della negazione, del non voler vedere ciò che non ci piace.
Scoprire chi siamo ci permette, però, di vivere più coerentemente e di riuscire a individuare il secondo punto della frase,
Cosa desideri fare della tua vita: concetto strettamente legato al senso di soddisfazione/insoddisfazione che accompagna le persone. Ci sono tante persone, infatti, che anche in età matura si sentono spesso insoddisfatte, molto probabilmente perché non hanno ancora definito cosa desiderano fare della propria vita, a quali aspetti dare priorità, in cosa investire, cosa lasciar perdere, cosa non è importante. E’ la mancanza di definizione che fa sentire vuoti, non è tanto un obiettivo non raggiunto.
Chi sa cosa desidera fare della propria vita e non ci riesce, semmai è un po’ deluso, vive il sentimento di frustrazione, ma la profonda conoscenza dei propri obiettivi lo porta a riprovarci, a mettere in atto strategie d’azione, a modificarle e ad avere dei desideri e, perché no, dei sogni. Sensazione, appunto, ben diversa provata da chi non sa che fare della propria vita.
Come penso di riuscirci, è l’elemento più legato alla praticità, al piano d’azione, alla strategia. Il risultato è fondamentale, ma non è l’unica discriminante per la felicità proprio per quanto scritto qui sopra. Avere definito la strategia consente di muovere dei passi in una direzione (giusta? Non si sa fino a che non si è raggiunto l’obiettivo), consente di organizzarsi, di sperimentarsi e di porsi degli obiettivi via via più importanti.
Riuscire o non riuscire a fare della propria vita ciò che si desidera prevede poi momenti di realizzazione o frustrazione che inducono a una maggiore conoscenza di se stessi, a meglio definire “chi si è”…. E via che si ricomincia….