Renzi semipresidenzialista. Anzi, no
Il 22 aprile, Matteo Renzi perentoriamente afferma: «Il sistema semipresidenzialista è un punto di riferimento di larga parte della sinistra. Perché non da noi?». A breve giro, per il semipresidenzialismo si dichiarano Veltroni, Letta e Berlusconi. Pare fatta. Il Pdl comincia a credere alla possibilità di un accordo. Ieri, però, Renzi si corregge. Sembra tormentato dai dubbi: sì, certo, si potrebbe anche eleggere direttamente il Presidente della repubblica, «che però a questo punto non potrebbe più essere una figura di garanzia». Sull’ipotesi di eleggere direttamente il premier non solleva invece obiezioni. A domanda se il confronto può spostarsi sul premierato, Cicchitto risponde: «No». Due le ipotesi, non in contraddizione: Renzi, possibile prossimo segretario del Pd, vuol far saltare il dialogo sulle riforme e dunque il governo; Renzi ha capito che uno col suo profilo è più facile sia eletto capo del governo piuttosto che dello Stato. Se dici «premier forte», pensi al giovane Blair; se dice «presidente eletto» pensi ai vecchi Mitterand e Chirac.
È anche per questo, forse, che il settantaseienne Berlusconi preferirebbe il semipresidenzialismo.