Nuove regole per vecchi fini: fregare Renzi
Poiché da come verrà sciolto dipenderà il futuro personale dei capicorrente, il nodo delle regole congressuali sta dilaniando il Pd. Dibattito fuorviante, se prima non si è deciso che forma e quale funzione dovrà avere il partito. L’aver fatto primarie chiuse per scegliere il candidato premier allude a un partito strutturato e tradizionale. Ma tale scelta contrasta con la decisione di indire elezioni primarie anche per selezionare i candidati al parlamento. Logica vorrebbe che, come accade tra gli altri nel Partito socialista francese, il segretario fosse scelto dai tesserati. Ma Bersani fu eletto con regole diverse: al primo turno, gli iscritti selezionano i candidati; al secondo turno, gli elettori (cioè chi si dichiara tale) scelgono il segretario. Ora, Bersani ed altri vorrebbero limitare la partecipazione degli elettori. Chiaro il motivo: sbarrare la strada a Matteo Renzi. Dibattito miope, già visto e soprattutto inconcludente. Come spiega infatti il costituzionalista Stefano Ceccanti, “per cambiare le regole occorrono i due terzi dell’assemblea congressuale, soglia irraggiungibile senza l’accordo di tutti”. E poiché Renzi è contrario, c’è da credere che il prossimo segretario verrà scelto con gli stessi criteri usati in passato. Giusti o sbagliati che siano.