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Il fantasma di Ataturk

I TIMIDI richiami di Bruxelles per Recep Tayyp Erdogan sono ormai una  colonna sonora irrilevante.Venti avvocati-attivisti di piazza Taksim  arrestati, centinaia di feriti, almeno 5 gravi. Il premier turco è tornato e  ha mostrato il pugno, come ci si aspettava. Ormai si sente in discussione e ci tiene a far capire chi comanda in Turchia. Commentando l’operato aggressivo della polizia, e naturalmente difendendolo, aveva usato l’aggettivo «mia», significativo lapsus freudiano. E ieri ha aggiunto nuove parole rivelatrici: «Se questa la chiamate durezza, mi dispiace ma Tayyp Erdogan non cambierà. Mi dispiace che la gente dica che sto agendo con
 troppa forza, ma questo è il ruolo di un premier nel suo Paese». Nessun segno di ravvedimento. L’idea di incontrare i capi della protesta è stata  solo un dar fiato ai denti senza nessun seguito, un mero espediente di  comunicazione.

Il sito del quotidiano Radikal riporta le ferme smentite dei diretti interessati che sostengono di non essere mai stati contattati da emissari del primo ministro. La deriva autoritaria ha strascichi preoccupanti. I divieti più noti, l’alcool, i baci in pubblico, sono stati solo avvisaglie palesi di una involuzione dello stato laico voluto da Ataturk.PIÙ GRAVE è caso mai la circostanza che si inseriscono in un’intossicazione dell’opinione pubblica che vive anche di menzogne.

Erdogan ha accusato i dimostranti di aver attaccato donne che indossavano il velo. Falso. Tanto è vero che per la festa religiosa del Kandil gli attivisti si sono schierati a difesa di un gruppetto assorto in preghiera. Il tutto avveniva sotto uno striscione dei tifosi del Besiktas, una delle tre squadre di Istanbul, che  inalberava un simbolo dell’anarchia. Ma il capo del governo ora sembra impegnato in un’operazione di chiamata a raccolta sotto le sue bandiere. Si avvicinano le elezioni per la presidenza, fissate per il 2014, e quelle municipali. Il premier tenta di ricompattare il suo elettorato tradizionale e approfitta del fatto che il bastione tradizionale della laicità, i militari, sono stati dilaniati dalle inchieste dei giudici. In tutto questoagitarsi di forze contrapposte la prospettiva dell’Europa impallidisce. Nel mondo multipolare il fascino del Vecchio Continente è sempre più flebile. Erdogan lo sa.