Il Pdl a pressione
Sbuffi, sfoghi, minacce: dopo il crollo alle amministrative, il Pdl sembra una pentola a pressione col coperchio rotto. Ci si sfoga contro il governo, accusato d’essere troppo lento sulle riforme economiche e troppo veloce su quelle istituzionali. E già questo è un paradosso. Passi poi per il fronte economico, sul quale il partito è sprovvisto di ministri e dunque più incline alla critica, ma poiché ministro per le Riforme costituzionali è il pidiellino Quagliariello, gli affondi di Bondi, Fitto e Schifani assomigliano ad uno scontro interno. E’ infatti tutta interna la ragione di tanto nervosismo, poiché attiene al futuro del partito e del suo leader. Si attende il 19, quando la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento chiarirà se Berlusconi riuscirà ad evitare il processo Mediaset. Che farà in caso di mancato salvataggio? Si moltiplicano coloro che, informalmente, lamentano che la linea politica dipenda dal destino giudiziario di uno solo. Quell’uno solo che ora pare voglia trasformare il Pdl in un’azienda, con i manager al posto dei coordinatori. «Ma un partito non è un’azienda», sussurrano, dando sfogo a un nervosismo non meno lacerante di quello che alligna tra i ranghi del Pd. E’ invece probabile che alla fine non cambi nulla, né sul fronte del governo né su quello del partito. Se la Consulta non darà ragione a Berlusconi, Berlusconi attenderà la Cassazione. Ma rompere col governo vorrebbe dire spianare la strada non alle elezioni bensì ad una maggioranza diversa: aperta ai grillini scissionisti, a qualche pidiellino scontento e fors’anche alla Lega, se Giorgetti dovesse sostituire Maroni. Quanto al rinnovamento del Pdl, da qualche anno è tema estivo per eccellenza. E in settembre ci si accorge che nulla è cambiato. Berlusconi vorrebbe rivoluzionarlo: sogna di reclutare una decina di bei nomi dell’imprenditoria per dare l’idea di un partito nuovo. Come Forza Italia nel ’94. Durante l’ultimo vertice, ha parlato di Alfio Marchini, Guido Barilla e Alessandro Benetton. Ma erano solo esempi. Perciò ritrovandoseli l’indomani sui giornali ha capito che l’operazione era partita male: nessuno dei tre aderirà, e quand’anche convincesse qualche imprenditore meno noto tutti penserebbero a un flop. Si prevedono cambiamenti minimi: un partito più snello per ragioni di budget, incline a trasformarsi in lista civica sul territorio e comandato da un’unica persona. Indovinate da chi?