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Onore a Lorenzo, robot invincibile

Non ho mai avuto una grande simpatia per Lorenzo, dico la verità, ma ne ho sempre riconosciuto i numeri, le capacità, la grinta e la forza del numero uno. Jorge è un campione, questo è bene dirlo e ridirlo. Sempre. E la simpatia (o meno) per un pilota come per un qualsiasi atleta non deve mai intaccare il giudizio critico. E, nel caso di Lorenzo, gli applausi per un campione sempre più bravo.
Prendiamo la gara di Barcellona. A leggere semplicemente l’ordine d’arrivo si rischierebbe di archiviare il Gp di Catalonga come una pratica tutta spagnola, come l’ennesimo passettino indietro di Rossi e il ritorno alla realtà (non rosea per la verità) della Ducati.
Così il bello di Barcellona è tutto nella prestazione di Lorenzo. Il robot della Yamaha ha dato una lezione di guida, di tenacia e di strategia che merita di finire subito nelle pagine più importanti della storia della MotoGp. Jorge è stato micidiale nel correggere gli errori in qualifica con una partenza da brividi. E’ stato calcolatore nel prendere le distanze dalla Honda e nel dosare, millesimo dopo millesimo, la distanza da Pedrosa e Marquez.
Non un errore, nemmeno piccolo, non una sbavatura. Lorenzo è stato perfetto. E merita quindi la candidatura ‘forte’ e indelebile al titolo mondiale. Anche per chi pensa che la simpatia non sia l’arma migliore del buon Jorge.