Ecco perché Berlusconi ha attaccato l’Europa
Quando, nel primo pomeriggio di lunedì, Silvio Berlusconi ha dato la carica ai vincoli di bilancio imposti all’Italia dall’Europa, aveva in tasca un sondaggio appena elaborato da Euromedia Research: i cittadini italiani non vogliono più aspettare, chiedono fatti concreti; avvertono ancora l’eco del dramma greco e lo attribuiscono al rigore della Germania, che a sua volta condiziona le istituzioni europee; si sentono umiliati, vogliono un governo che li difenda e ripristini il loro prestigio nazionale. Berlusconi ha dunque parlato per assecondare la pancia del Paese pensando alle elezioni? Alessandra Ghisleri ritiene di no. «Berlusconi — dice la fondatrice di Euromedia — è un grande ascoltatore degli umori nazionali ed è solito interpretarli indipendentemente dal contesto elettorale». Di più: «Sapendo che era in corso il vertice europeo in Irlanda, credo abbia voluto rivolgersi a una platea internazionale, ancor prima che a quella italiana». Fonti del governo assicurano che Enrico Letta abbia preso le parole del Cavaliere per il verso giusto: «In fondo, ci rafforzano al tavolo negoziale con la Germania».
Pare si stia dunque facendo largo la tesi del professor Paolo Savona. Sono anni, infatti, che l’insigne economista ed ex ministro sostiene che i vincoli di bilancio imposti all’Italia per partecipare all’euro siano «un cappio che finirà per strangolarci». Accettare passivamente la realtà non è nell’interesse del Paese. Gli ultimi sei anni di crisi hanno comportato sacrifici enormi, il tunnel sembra ancora lungo e non è detto che in fondo splenda la luce. Tornare alla lira sarebbe certo disastroso, all’inizio, ma chi può dire nel medio-lungo periodo quale dei due disastri sarebbe peggiore? Perciò Savona insiste sulla necessità di non precluderci alcuna via, «compresa quella di esaminare l’opportunità di restare o meno nell’Unione o nella sola zona euro». Esibire un’alternativa rafforzerebbe l’Italia al tavolo negoziale, ma a qual tavolo bisogna che Francia e Spagna siedano al nostro fianco isolando la Germania.
Questa la teoria del professor Savona, e questo è quel che sembrano sottendere le parole di Berlusconi. Spiega infatti Alassandra Ghisleri che «dal 2007 ad oggi, il pessimismo si è sempre più diffuso tra gli italiani. I politici hanno perso ogni appeal. Uno studio recente ci dice che quando i nostri connazionali ne sentono uno che in televisione dice cose tipo ‘dobbiamo dare lavoro ai giovani’, si infuriano, si sentono presi in giro: ‘Lo so anch’io che servono posti di lavoro; creali, se sei capace!». C’è un messaggio, invece, che funziona ancora: «Quello che batte sull’orgoglio nazionale, sul valore dell’Italia e degli italiani». Messaggio che, nota la Ghisleri, «caratterizza il discorso pubblico sia di Berlusconi sia di Renzi».