Cesare Battisti sempre più in basso
Diciamocelo: ogni giorno che passa Cesare Battisti diventa sempre più antipatico anche ai garantisti irremovibili. E sempre di più un grande furbo. Lui dice di non voler parlare del suo passato italiano e così lascia agli altri la difesa a ogni costo. L’altro giorno, a Porto Alegre, ha trovato sponda, fin troppo facile, in Tarso Genro, governatore del Rio Grande do Sul, già sindaco della metropoli brasiliana e ministro della Giustizia nel governo Lula. Fu Genro a “regalare” a Battisti lo status di rifugiato politico che permise al presidente di graziarlo – l’ultimo giorno del suo mandato – nonostante il primo giudizio del Supremo Tribunal Federal che permetteva l’estradizione dell’ergastolano ex Pac. Genro ha parlato a nome di Battisti alla presentazione, durante il Social Forum, dell’ultimo romanzo del galeotto scappato, “Ai piedi del muro”, storia della sua detenzione al carcere federale di Papuda. “Battisti – ha detto l’ex ministro – è stato salvato dalle grinfie di un governo mafioso e corrotto che ha cercato di umiliare quello brasiliano e Battisti stesso per celare i suoi fastidi”. Una dichiarazione forte fatta dando la mano al condannato italiano con il quale largheggiava in sorrisi. Nonostante questo, Battisti, senza più sentimenti di delicatezza nei confronti delle vittime dei suoi atti terroristici, dichiarava di “non conoscere Genro” fino a cinque minuti prima né “di avere programmato un incontro con lui”. Guarda caso, trovandosi nella sua casa, il governatorato di Porto Alegre, e a una iniziativa dove entrambi erano invitati…
E infatti, il giorno dopo, guarda caso, Battisti ha rincarato, nonostante la promessa di non volere parlare di politica, la dose anti-italiana dichiarando che non vedeva l’ora di stringergli la mano perché Genro nella sua attività “ha dimostrato di avere etica e coraggio” (?). E poi si è di nuovo allargato anche su Lula, che chiuse la sua presidenza con l’improvvido atto liberatorio: ”L’ex presidente ha atteso fino all’ultimo giorno, ma ha preso una buona decisione. Non l’ho mai incontrato, ma mi piacerebbe molto stringere la mano anche a lui”. A forza di strette di mano, Battisti cerca di liberare la sua coscienza dalle quattro vittime, dirette o indirette non importa, che la sua azione ha fatto. Il governo italiano spera che la commissione di conciliazione fra i due paesi riapra la partita, come la ripara la procura federale che ha contestato la concessione del permesso di soggiorno e in un probabile giudizio chiederà l’espulsione del reprobo (non potrà essere l’Italia, ma un altro Paese dove esiste l’estradizione).
Eppure un poco Battisti invidia ci fa: abita fra avenida Beira Mar a Rio e la spiaggia di Cananeia nel sud di San Paolo, è libero quando non lo dovrebbe essere, può sparlare di tutti e di più e c’è chi gli dà retta. Offende le vittime e sembra quasi che si diverta. Da assassino (ci sono sentenze passate in giudicato) a pr di se stesso. Ha sepolto l’ideologia e forse anche la sua dignità. Di certo non tiene conto di quella delle famiglie che ha distrutto. Genro e Lula l’hanno fatta proprio grossa. Speriamo che Dilma Rousseff prima o poi se ne accorga e mantenga fede a una sua dichiarazione elettorale: se dovessi decidere io, Battisti tornerebbe in Italia. Batta il pugno, “presidenta”.