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Berlusconi e le sabbie mobili

È come se Silvio Berlusconi fosse finito sulle sabbie mobili: agitarsi non migliorerebbe la situazione. Il leader del Pdl mantiene dunque una calma apparente, ma l’esorbitante condanna inflittagli dai giudici del processo Ruby e il mancato salvataggio da parte della Consulta dalla spire del processo Mediaset gli hanno fatto capire che nessuno può, o intende aiutarlo. Ieri, la conferma osservando l’andamento dei processi Mondadori e De Gregorio. Fare fuoco e fiamme significherebbe spingere quella parte del Pd che maldigerisce il governissimo a votare la sua inelegibilità assieme ai grillini. Un vicolo cieco, perché privo di sbocchi politici. Sfilandosi dal governo Berlusconi creerebbe infatti le condizioni per la nascita di una maggioranza che approverebbe una legge elettorale sfavorevole al Pdl, e alle elezioni successive Renzi farebbe il pieno. L’ipotesi, meno astratta di quel che appare, di candidare a premier la figlia Marina è il segno di quest’impasse. Mentre la riforma della giustizia invocata dal Pdl è astrazione pura: non se ne farà nulla, purtroppo, perché riformare la giustizia col Caimano per il Pd è impensabile e perché anche i democratici temono la reazione dei magistrati.