Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Lana Del Rey, fenomeno musicale o di marketing?

L’ha promossa anche Pitchfork, sulla cui attendibilità non ci sono dubbi. Con quel singolo “Videogames” Lana Del Rey ha conquistato in un colpo solo il mondo indie e quello più mainstream: il pezzo gira infatti in alta rotazione nei network radiofonici e televisivi e fa la sua comparsa anche nei dj-set da vecchio clubbino alternativo. Ma è vera gloria? Oggi esce questo suo primo disco, prodotto da Interscope (una costola dell’Universal e già qui il fiero indie potrebbe storcere il naso). Ad anticiparlo il video di “Born to die”, che poi è anche il titolo del suo album, che non ha nemmeno un tassello fuori posto. Il video è stato girato nel castello di Fontainebleu ed è assai cliccato da un mesetto a questa parte, ossia da quando è stato messo in rete. La musica ora.  E i riferimenti soprattutto. Nelle interviste Lana cita senza soluzione di continuità: Jeff Buckley, Bob Dylan e Kurt Cobain. Di Cobain e dei Nirvana ha parlato perfino del video di “Heart Shaped Box” (disco “In utero”) che rimane uno dei più discussi della storia dei videoclip. E sembra davvero che tutto sia studiato a tavolino per accreditarsi una certa fetta di pubblico che ha dimostrato di gradire le voci femminile, un po’ trasgressive nei modi, nelle pose e anche nei testi. La voce, certo, non le manca. Almeno, ascoltandola dalle casse di uno stereo o di un computer. Ma il live è altra cosa. E, secondo alcune recensioni, dal vivo non avrebbe mai fatto un figurone. La biografia infine o meglio la discografia: “Born to die” è il suo primo disco, ma quando l’Elizabeth Grant, questo il suo vero nome, si faceva chiamare Lizzy Grant pubblicò un album che comprarono davvero in pochi. La second life di Lizzy, col nome di Lana Del Rey, è scintillante. Tutti la cercano. Tutti la vogliono. E perfino c’è anche chi si è spinto a considerarla una Riot Girl, ma le Riot Girl erano ben altro. In attesa di ascoltare tutto il lavoro, che è stato abbondantemente anticipato in rete, rimane la perplessità di fondo: fenomeno musicale o di marketing?. Propenderei, aprioristicamente e col rischio concreto del pregiudizio, per la seconda. Si accettano smentite. Intanto però, una riflessione: la grande rete, Internet, rischia anche di generare dei mostri musicali con lo scaltro utilizzo del marketing. Basta creare leggende, far girare i pezzi giusti  in mp3 o in qualsiasi altro formato digitale (e con strumenti tecnici di base ci si riesce), crearsi il personaggio e il gioco è quasi fatto (25 milioni di cliccate per i video di YouTube). Poi c’è sempre il concerto. E lì, viene fuori sempre la verità.