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Il grande bluff digitale

Mesi di digitale terrestre. Ma anche senza pretendere la luna, possiamo tranquillamente dire che è immondizia stellare. Bisogna essere orbi per non disprezzare (solo qualche eccezione a parte) quello che ci viene propinato nei mille canali digitali. E guai tirare fuori che tanto c’è Sky e bisogna guardare quello. Perché la broda classica del nuovo segnale è veramente indigesta. Sarà anche quello che passa il convento ma non è gratis. E per di più ci hanno obbligato ad acquistare nuove tv oltre a bizzarri decoder che s’ingolfano se non hai chiamato un antennista come si deve. Un’accozzaglia di roba di serie B o di vecchia data, in naftalina da decenni, poi riproposta come maccheroni freddi sul piatto di noi sfigati telespettatori. Mi auguro di non stare a letto con l’influenza o di non dover essere condannato a guardare quella scatolina piatta. Meglio Internet. E di gran lunga. E’ gratuito, m’informa seriamente, ha un’offerta spropositata, video succulenti, possibilità di dialogo.

Meglio la radio, zeppa di trasmissioni allettanti e intelligenti e supplente della vecchia tv che valeva davvero la pena vedere. A proposito di radio, in Rete c’è pure quella e, al confronto, la tv sembra davvero un vecchio brontosauro incapace di rinnovarsi. L’offerta è satura. Le idee non ne parliamo. I canali improponibili, datati, intasati di format globalizzati, stantii, bolsi. Anche i libri hanno saputo rinnovarsi, la tv è lì, ferma a simil varietà e orribili copie dei quiz che fecero la storia, ingabbiati dentro lo scatolificio dei format prestabiliti. E a basso costo. Di produzione e intelletto. Stasera provate a chiuderla. Aprite un libro, accanto tenetevi un pc (costa meno della tv) con chiavetta (ormai le offerte sono ipervantaggiose e il wi-fi è gratis) e navigate in abbondanza, tra video, radio e offerta sterminata. A voi la scelta di essere demenziali o no. Ma, almeno, potrete sceglierlo. Ed essere liberi. Davvero.