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Fisco in agrodolce

“Duro, vigoroso, vessatorio, pignolo, meschino, inquisitorio”. Una climax di sgradevolezze che racchiude alcune delle accezioni che, dizionario alla mano, acquisisce il termine “fiscale”. La lingua italiana in sostanza è la prima testimone della storica e radicata insofferenza nazionale nei confronti del Fisco, spesso percepito come una sorta di Dracula assetato di sangue. Eppure dalla famigerata notte di Cortina (trasformatasi nell’arco di poche ore da paese del cinepanettone a paese delle Fiamme Gialle) qualcosa è cambiato.

 

Per avere il polso della situazione basta fare un giro sui social network. In un momento in cui si accende il dibattito sul valore della laurea è infatti un altro il pezzo di carta che calamita l’attenzione del web: lui, l’ineffabile scontrino. Su Facebook è un fiorire di gruppi dedicati: si passa da “E lo scontrino?” (con tanto di logo con ricevuta sorridente e tributo allla parodia canora di Elio dal titolo “Minchia Nullatenente”) al popoloso “Amici dello scontrino e della ricevuta fiscale” (quasi 10mila iscritti). E sul fronte nazionale si muove anche il Codacons che lancia la campagna “Lo scontrino, prego!” per sensibilizzarei cittadini sull’importanza del rilascio da parte dell’esercente. In sostanza l’invito è quello a chiedere lo scontrino e ignorare gli sguardi seccati dei commercianti richiamati all’ordine (della serie “Che assurde pretese!”).

 

Certo, non tutto è rose e fiori. Sì, perché se oggettivamente bisogna riconoscere un certo diffuso compiacimento nei confronti di questi super controlli, un dubbio si insinua strisciante. Ma la vera evasione è quella della tintoria? Le sorti delle finanze italiane dipendono da un caffé non battuto alla cassa? Se è vero che può risultare poco credibile vedere il proprietario di un locale della movida milanese pronto a pianger miseria dopo i controlli (di clochard in Corso Como se ne vedono pochi) è anche vero che a questo legittimo giro di vite deve far fronte un controllo serrato nei confronti delle realtà produttive in cui l’evasione non si limita a essere fastidiosa ma determinante per l’assetto del Paese. Pagare le tasse è un obbligo, pretendere che esse siano pagate legittimo. E vigilare sul fatto che questi controlli giustamente plateali non si trasformino in mere operazioni facciata, semplicemente doveroso.