Gay fermato per doping, lo sport nel pozzo del sospetto
Dentro il pozzo del doping è finito anche Tyson Gay, il bipede più veloce dell’anno con il suo 9”75 sui cento metri, meglio anche di Sua Maestà Usain Bolt, il Fenomeno giamaicano pluricampione olimpico e mondiale.
Qui non si parla di doping agli ormoni o di steroidi ma di un misterioso stimolante che sarebbe finito nella dieta del trentenne americano. Per una singolare coincidenza, nella stessa domenica anche cinque sprinter giamaicani, tra cui il celebratissimo Asafa Powell, sono finiti nella rete dell’antidoping per aver fatto uso di integratori proibiti.
In un colpo solo Bolt perde due dei suoi più quotati rivali ai mondiali russi che si terranno in agosto. Sia Gay che Powell saranno squalificati e la loro uscita di scena infligge l’ennesimo duro colpo alla credibilità dell’atletica e dello sport nel suo complesso. Oggi ogni grande prestazione va a braccetto con il sospetto, il dubbio, la facile illazione. E’ successo proprio ieri al Tour de France, dove la marcia inarrestabile della maglia gialla, l’afro-britannico Froome, sul Mont Ventoux ha destato sensazione e scandalo. Uno dei suoi rivali, Contador, con un tweet malizioso, ha subito messo in dubbio il valore del successo, accostando il nome di Froome a quello di Lance Armstrong. L’americano e l’attuale leader del Tour hanno dominato alla stessa maniera: senza concedere appello agli avversari, hanno scalato la montagna della morte (ricordate Tommy Simpson?) con ritmi da motocicletta.
Fino a prova contraria dobbiamo chiamare campioni uomini come Froome e Bolt, dobbiamo stupirci davanti alle loro imprese e e raccontare l’epica lotta dell’uomo per andare oltre i suo limiti. Ma è sempre più difficile credere che prestazioni così superlative siano frutto soltanto di sudore e sacrificio, come richiederebbe il precetto numero uno dello sport.
Le storie di doping che attraversano l’atletica e il ciclismo, lanciando ombre sinistre anche su molte altre discipline, mettono in discussione l’essenza stessa dello sport. Senza credibilità, gli dei delle piste e della strada diventano uomini piccoli e meschini. E noi un popolo di appassionati delusi.