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Vecchi vizi e auspicate virtù

Negli ultimi venti mesi l’Italia è passata da Berlusconi a Monti, da Monti a un’ipotesi Bersani, da un’ipotesi Bersani a un governo Letta di larghe intese. Occorre una bella dose di avventurismo per augurarsi la nascita di un altro governo come accade in Grecia. Quel che i grillini lamentavano ieri in Senato come fosse una colpa del Capo dello Stato è invece una realtà di fatto: la politica nazionale ha margini d’azione sempre più stretti, il giudizio di mercati e istituzioni internazionali è sempre più vincolante. Perciò la «stabilità» è considerata un bene prezioso. Soprattutto per quei paesi che godono di scarso prestigio internazionale. Piaccia o no, è il caso dell’Italia. Un Paese dove le alte burocrazie ministeriali contano più dei ministri. Un Paese dove tutto può accadere, anche che un generale dei carabinieri mai sfiorati da ombre o sospetti (Mario Mori) venga processato per anni in base a un teorema letterario. Non c’è dunque da stupirsi se ieri gli americani hanno ritenuto opportuno sottrarre alla nostra imprevedibile giustizia Robert Seldon Lady, l’ex capocentro della Cia di Milano condannato a 9 anni per la ‘extraordinary rendition’ del sospetto terrorista Abu Omar. Un processo che in Francia o nel Regno Unito, dove la parola Stato evoca ancora qualcosa, non si sarebbe mai celebrato. In questa fase, la politica italiana dovrebbe fare il possibile per esibire la massima virtù. E invece si passa da un’emergenza all’altra, da una falla turata al sospetto che una nuova breccia si stia per aprire. Ieri, nel solco scavato da Napolittano, Enrico Letta è riuscito a depoliticizzare il pasticciaccio kazako che minacciava il ministro Alfano e con lui l’intero governo. Era il giorno della sentenza Ruby, e già si pensa con terrore alle fibrillazioni politiche che il giudizio della Cassazione sul processo Mediaset produrrà tra i ranghi berlusconiani a fine mese. Onestamente difficile pretendere un colpo di reni da un governo che si regge su un partito in piena faida congressuale (il Pd) e un altro in pieno psicodramma da caduta degli dei (il Pdl). Sarà già tanto se il parlamento riuscirà a convertire entro agosto i provvedimenti su Iva, Imu, cassa integrazione, ecobonus, giustizia e debiti della Pubblica amministrazione. Una grande ed inattesa riforma potrebbe riaccreditarci nel mondo che conta. Ma forse basterebbe smetterla almeno per un po’ di alimentare i soliti luoghi comuni sull’Italia e i suoi politici. Mozzare la lingua a chi pronuncia le parole «rimpasto di governo» o «verifica» sarebbe d’aiuto.