Se la sentenza Mediaset travolgerà il Pd
Molto ci si interroga su quale sarà a fine mese la reazione del Pdl ad un’eventuale condanna definitiva di Silvio Berlusconi nel quadro del processo Mediaset. In materia, però, ancor più interessante, perché meno arato, è il campo del Pd. Nel centrodestra, infatti, è opinione diffusa che il Cavaliere non avrebbe alcun vantaggio nello scaricare sul governo le conseguenze della propria Caporetto giudiziaria. «Se non gli saltano i nervi», si prevede, non ci saranno ripercussioni. Più complesso il discorso per quanto riguarda il Pd. Il partito, infatti, non accenna a riprendersi dalla sconfitta politica subita sulla questione kazaka. La ragion di Stato che pare celarsi dietro a quella vicenda ha infatti anche obbligato i democratici a fare quadrato in difesa del segretario del Pdl, nonché ministro dell’Interno, Alfano. L’incidente politico è chiuso, ma le tossine che ha liberato faticano ad essere riassorbite dal corpo di un partito già provato dalla competizione congressuale. Cosa faranno i democratici in caso di condanna definitiva per frode fiscale del leader alleato? A palazzo Chigi si teme che sarà su quel fronte che si attesterà il dibattito interno. Se Renzi (o chi per lui) solleverà il problema di stare al governo con un partito il cui capo è stato condannato in via definita per frode fiscale, la maggioranza rischia di diventare ingovernabile. Nel Pdl lo sanno. E per questo hanno levato, invano, gli scudi sulla legge anti-omofobia nel timore diventasse il banco di prova di una nuova maggioranza di governo.