La felicità della Merkel e il bluff di Monti
Approvata la bozza del ‘Trattato europeo sulla stabilità, il coordinamento e la governance’, lunedì sera Angela Merkel ha parlato di «grande impresa» e Mario Monti si è detto «entusiasta». Poiché è noto che Italia e Germania hanno opinioni opposte su come uscire dalla crisi, viene il sospetto che uno dei due bluffi. Non la Merkel, parrebbe. Che ha limitato alla modesta cifra di 500 miliardi il fondo salva-stati e, come osserva l’economista Giacomo Vaciago — pur rispettoso del Trattato e comprensivo delle ragioni tedesche — «è riuscita a dare valore costituzionale all’accordo siglato dai governi europei nel settembre 2010 e ratificato lo scorso marzo». Se almeno 12 parlamenti nazionali lo approveranno, tra un anno esatto le nuove regole di bilancio diverranno operative. Da allora, ogni stato si impegnerà a ridurre di un ventesimo all’anno il proprio debito pubblico fino a raggiungere quota 60%. Vaciago: «E’ chiaro che un impegno così oneroso presuppone che Grecia e Portogallo siano già fuori». E L’Italia? Monti ha ottenuto che il calcolo del debito pubblico tenesse conto di quello privato, da noi particolarmente basso. Ma per rispettare il patto, ogni anno dei prossimi venti dovremo varare una manovra aggiuntiva da 40-45 miliardi di euro. Vaciago: «Se l’economia non si riprenderà e non ricominceremo a crescere, vorrà dire che ci siamo impiccati oggi con una corda che ci strozzerà tra vent’anni». Nel frattempo, la Germania continuerà a godere dei vantaggi legati alla crisi, a partire dai rendimenti sottozero dei Bund che garantiscono un considerevole risparmio sul servizio del debito. Sul Sole 24Ore, Adriana Cerretelli parla dunque di «graduale germanizzazione delle politiche di bilancio dell’eurozona». Saremo tutti virtusi, è da vedere se saremo ancora vivi.
Il Nobel statunitense per l’economia Paul Krugman, ad esempio, è convinto che gettare palate di denaro nella voragine dei debiti sovrani vada a scapito della crescita producendo così un avvitamento letale. Anche Vaciago ritiene che «si possa convivere benissimo con un debito del 120 per cento, ma se i mercati la pensano diversamente allora non si può più». I mercati, in effetti, la pensano diversamente. E il vantaggio italiano rispetto al Trattato sarebbe dunque quello di «tranquillizzarli». Di governarli, non se ne parla. Come osserva Giulio Tremonti, che su questi temi intende dar vita a un movimento, e ripete Rino Formica «né gli Stati Uniti né l’Europa hanno cercato di riequilibrare il rapporto di forza a vantaggio della politica e a scapito della speculazione». Si continua a spogliare gli stati di quel po’ di sovranità che ancora gli restava, senza però avere garanzie che una nuova sovranità, quella europea, veda infine la luce. Esattamente l’errore che da Maastricht in poi ha caratterizzato la logica degli euroentusiasti: intanto facciamo la moneta, l’unità politica verrà di conseguenza. Un errore, appunto. Come osserva Vaciago, «la sovranità l’abbiamo persa vent’anni fa, ma da allora l’Europa s’è mossa in ordine sparso sulla base di accordi bilaterali».
Raccontano che Monti spera che, rassicurata sul fatto che non potremo non essere virtuosi al pari dei tedeschi, la Merkel finirà per cedere sulla governance europea e sul mandato della Bce. Vaciago: «La Bce si comporterà come la Fed americana solo quando avremo un governo federale europeo eletto direttamente: campa cavallo». Ma almeno gli eurobond li otterremo? «Gli eurobond sono un sogno, non siamo riusciti a farli neanche per finanziare le infrastrutture europee…». Si capisce allora l’entusiasmo di Angela Merkel. Si capisce meno quello di Mario Monti.