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Se i grillini, come bambini, ci costano tanti soldini

Essere al centro dell’attenzione, far saltare il calendario dei lavori fissato dalla maggioranza e, magari, pregiudicare il fine settimana dei deputati della Casta: si spiega così l’evidente soddisfazione con cui ieri a Montecitorio i grillini si sono voluttuosamente abbandonati alla loro seconda giornata di ostruzionismo parlamentare. Una tecnica nata in Inghilterra a fin di bene (non per ostacolare, ma per accelerare le decisioni sabotando gli interventi ritenuti superflui o noiosi) che la Camera dei Comuni poi corresse quando, nella seconda metà dell’Ottocento, si cominciò a farne un uso negativo. Nel 1881, dopo 41 ore filate di ostruzionismo da parte dei patrioti irlanesi guidati da Charles Parnell, lo speaker Brand istaurò così la prassi in base alla quale a un certo punto è lecito interrompere il dibattito in aula e passare al voto. In Italia, Paese notoriamente poco incline al decisionismo, quella prassi non esiste. Esiste però il buonsenso. O meglio: esisteva. Il primo episodio di ostruzionismo della storia parlamentare repubblicana ebbe per protagonista il Pci, che nel ’48 ritenne di far così conoscere la propria ferrea contrarietà all’adesione italiana al Patto Atlantico. Una grande questione politica. Bloccare i lavori di un parlamento democratico sabotando una legge (il decreto del ‘fare’) per minacciarne un’altra (quella sulle riforme istituzionali) facendone così slittare una terza (la pur popolare «abolizione» del finanziamento pubblico ai partiti) più che una grande battaglia sembra un piccolo capriccio, più che una questione politica una questione infantile. Che per giunta mal si concilia con certa retorica grillina. Quel menar scandalo perché il parlamento lavora poco o perde tempo, quell’insistenza un po’ ossessiva sui soldi: e quanto ci costa il Palazzo, e quanto guadagnano i politici, e quanto si portano a casa i funzionari… Ebbene, tener aperto Montecitorio per consentire l’esibizione grillina non è certo costato 150mila euro per un solo giorno come calcolato da un deputato montiano, ma di sicuro è costato qualcosa. Considerando che la maggior parte dei dipendenti della Camera non ha gli straordinari pagati, si può stimare una spesa di 10, al massimo 15mila euro a notte. Due notti fanno 20-30 mila euro. Soldi comunque buttati, senza che la democrazia (e fors’anche gli stessi grillini) ne abbia tratto alcun  vantaggio.