Sitting Kerry
DA QUANDO questo blog è nato, più di tre anni fa, ci siamo occupati spesso di sitting volley. E fino a quando sarà aperto, non negheremo mai uno spazio a una disciplina che ha il pregio di mettere sullo stesso piano giocatori ‘normodotati’ e altri che hanno qualsiasi tipo di problema alle gambe, o addirittura le hanno perse entrambe. Ne abbiamo parlato qui quasi agli albori del blog, e poi ancora qui e tante altre volte, che non vale la pena linkare.
Quindi, se un personaggio famoso decide di farsi una partita di volley seduto, non sarà certo il sottoscritto a lamentarsi. Ogni forma di pubblicità per questa disciplina è la benvenuta, in questo spazio. L’ultimo era stato il principino inglese Harry che aveva sfidato addirittura la campionessa di beach volley Misty May Treanor, come vi avevo raccontato qui. La mia idea è abbastanza chiara: so benissimo che in alcuni casi si tratta di forme di carità pelosa, fatta al solo scopo di guadagnare visibilità personale. Comunque male non farà, al sitting volley e al messaggio che può portare.
Però, insomma. Quando ho visto nelle agenzie le foto del segretario di Stato John Kerry mentre giocava a sitting volley a Bogotà, in Colombia, contro alcuni ex poliziotti e militari sudamericani che hanno subito incidenti e ferite durante il loro lavoro, un po’ il sospetto mi è venuto. Al di là della tecnica discutibile, il fatto di giocare con l’orologio e con i pantaloni e le scarpe ‘di rappresentanza’ mi sembra che dimostri abbastanza chiaramente una cosa.
Cominciano a marciarci un po’, questi.
