Berlusconi tra arzigogoli e politica
Per quanto gli avvocati e i consiglieri di Silvio Berlusconi possano spremersi le meningi alla ricerca di un arzigogolo che disinneschi la sentenza della Cassazione e scongiuri la prospettiva dell’ineleggibilità, i margini sembrano a dir poco stretti. Il Pd non accetterà mai di votare una legge ad personam (e quale, poi?) mentre la grazia di cui tanto si parla sembra più che altro un artificio retorico per scavallare il mese di agosto alimentando un barlume di speranza negli eletti e negli elettori del Pdl. La questione era e resta politica. Se Berlusconi vuole lavare l’onta di una condanna inflittagli «in nome del popolo sovrano» che, assieme alla legge Severino,lo estrometterebbe dal parlamento, può fare solo una cosa: interpellare il «popolo» e rilegittimare così la propria leadership nelle urne. Ma ciò non vuole necessariamente dire precipitarsi al voto. Anche perché il leader del Pdl ha la forza necessaria per mandare in crisi il governo, ma non quella per ottenere nuove elezioni. La decisione spetta infatti al capo dello Stato, ed è noto che in caso di crisi Giorgio Napolitano farebbe di tutto per far nascere una nuova maggioranza in parlamento. Berlusconi ha tempo fino al 15 ottobre per chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali come pena alternativa alla detenzione domiciliare. Se lo facesse, e se — con i tempi della giustizia italiana, che in questo caso il Sole 24Ore ha stimato in 8-10 mesi — il giudice di sorveglianza glielo concedesse, la «prova» durerebbe 10 mesi e mezzo. Al termine dei quali il Tribunale di sorveglianza potrebbe considerare superato anche l’effetto penale della decadenza da senatore nonchè quello della successiva incandidabilità per sei anni. Insomma, c’è la possibilità che, se si votasse nel 2015, il Cavaliere possa candidarsi in prima persona. Naturalmente si tratta di uno scenario teorico, poichè affidato alla discrezionalità dei giudici. Per Silvio Berlusconi, dunque, la miglior risposta ai magistrati è continuare ad occupare il centro della scena politica (cosa possibile anche stando fuori dal parlamento), ispirando l’azione del governo e magari promuovendo davvero i referendum radicali sulla giustizia. Sai la gioia di toghe e giustizialisti se il prossimo anno gli elettori fossero chiamati a votare non per un nuovo esecutivo ma per un nuovo sistema giudiziario…