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Ma l’India così non sarà un Paese migliore

Un tribunale speciale indiano ha condannato a morte a New Delhi i quattro imputati dello stupro di gruppo di dicembre ai danni di una studentessa di 23 anni, poi deceduta in un ospedale di Singapore per la gravità delle ferite riportate. Bene, speriamo che questa sentenza così dura possa finalmente far cambiare la cultura di quel Paese. Anna Longhi, Lodi

INDIA PAESE nemico delle donne: in quei giorni terribili, carichi di sdegno e dolore, la vicenda aveva fatto il giro del mondo e scosso l’opinione pubblica mondiale, impressionata dal coraggio della vittima. Era stata l’occasione per far emergere la rabbia della popolazione, soprattutto femminile, dopo decenni di sottomissioni. Se proprio bisognava dare un senso a una morte così orribile, come fu quella della ragazza aggredita sul bus, si può dire che da allora in India qualcosa è effettivamente cambiato. Lo sarà anche dopo questa condanna senza appello? È inevitabile, infatti, domandarsi se la pena capitale e la condanna che i giudici hanno voluto “esemplare” siano un reale deterrente alla violenza di genere in India o al contrario la soluzione rapida che non affronta il problema alla radice, ossia la cultura maschilista del Paese. Temiamo che la decisione non aiuterà le donne, indiane e non.

laura.fasano@ilgiorno.net