Giovani e lavoro: nessuna ricetta, ci vuole coraggio
I dati sono impietosi: nel secondo trimestre nella fascia tra i 25 e i 34 anni lavoravano appena 4,329 milioni di persone contro i 5,089 milioni di solo 3 anni prima. La situazione è particolarmente difficile nella fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero l’età nella quale in passato si cominciava a lavorare e in molti casi ci si formava una famiglia. Stiamo perdendo una generazione. Andrea Pedri, Como
ESSERE GIOVANI, studiare, applicarsi nella speranza di ottenere un’occupazione dignitosa e stabile oggi è un salto nel vuoto. Serve coraggio, molto più di ieri. Dietro ai numeri e alle statistiche, a parole come spread e debito, ci sono troppe storie di speranze tradite. I numeri fotografano in tutta la loro drammaticità quotidiana i frutti avvelenati degli errori dei nostri governanti, i guasti di un sistema inefficiente e corrotto fatto di sprechi e privilegi. La crisi sta presentando il conto e siamo senza allenamento di fronte alle difficoltà tipiche di questi momenti. Resta però la determinazione di chi accetta anche il sacrificio di andare all’estero pur di imboccare la strada giusta. La maggioranza dei giovani è pronta ad espatriare per motivi di lavoro. Nessun diritto e nessuna soluzione a priori, dunque, ma una sola parola d’ordine: rimboccarsi le maniche.
laura.fasano@ilgiorno.net