A che gioco giochiamo?

Quella sonda che trivella i nostri sogni

Ieri alle 17,04 una sonda con trapano incorporato è sbarcata su una cometa e ha cominciato a trivellare i nostri sogni. Continuerà a scavare per mesi, senza pietà, il più possibile nel profondo, frugando nei segreti del corpo celeste fino a vivisezionarlo e per gli scienziati è un risultato storico.
Ma alle anime chi ci pensa? Non solo le anime celesti, anche quelle che più modestamente si arrabattano tutti i giorni per tirare avanti su questa terra. Che fine faranno ora i nostri desideri? Le nostre illusioni? Quel senso di pace infinita e di grandiosa bellezza che parevano fatti apposta per consolare le nostre paure ancestrali? Si preoccupano per l’ancoraggio della sonda sul terreno, gli scienziati, dimenticando che la nostra àncora di salvezza affondava proprio in quella distesa di puntini brillanti nel cielo. Il mistero dell’universo come rifugio, dolce e accogliente, in cui ripararsi dai dolori e dalle fatiche quotidiane.
Sotto le stelle ci siamo innamorati e lasciati, abbiamo danzato, baciato, litigato, soprattutto sognato. Erano milioni di milioni quelle del famoso salamino che la mamma affettava per la merenda in campagna, sono supervip quelle che in tv ballano il sabato sera. E quante volte il cuore ci è salito in gola, o per la gioia o per la sofferenza, quando una scia luminosa spuntava all’improvviso per tuffarsi a capofitto nel buio. Ore e ore di attesa per le “lacrime di San Lorenzo”, nelle calde notti d’estate. O in quelle che annunciano il Natale, a Santa Lucia.
Oggi è tutto molto più asettico, a cominciare dai nomi: Stardust, Deep Impact. Ci hanno provato anche con la cometa di Halley, quella che transita ogni 76 anni facendo sentire ognuno di noi parte di una storia irripetibile. Bellissima, splendente quasi come la luna piena, si è lasciata avvicinare ma non toccare.
La missione Rosetta, invece, ha un obiettivo preciso: trovare elementi che portino alle origini della vita. E per questo andrà avanti senza guardare in faccia a nessuno. Neppure a Prospero, il mago di Shekaspeare che in mezzo al mare scatena una tempesta di onde e di emozioni, specchio fedele della fragilità umana: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita».
Breve e ora anche trivellata.

 

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