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MUSICA / E se Chiara Dello Iacovo salvasse il pop?

Argomento già troppe volte affrontato quello dei talent, che ci propinano ogni anno cantanti con troppa ugola e zero identità, rappresentati da un nome di battesimo e soltanto da quello. Pronti a finire di diritto nella musica che conta, salvo poi spesso non essere in grado di scrivere da soli una frase, suonare uno strumento, affrontare un live.

Eppure se quello televisivo è oggi l'unico scouting possibile, perlomeno per il grande mercato, tra le conseguenze va considerato che anche chi sa stare sulle proprie gambe, da lì dovrà pur passare. Vale alla perfezione per Chiara Dello Iacovo, cantautrice, nel senso originario del termine. Ventuno anni, piemontese di Asti - sebbene nata nel cuneese -, anche se è al quartiere di San Salvario, Torino, che deve la sua ispirazione migliore. Il resto lo ha fatto il pianoforte, che suona da quando era bambina. E si sente. Non certo per i virtuosismi, ma per quella facilità di ispirazione e di interpretazione che chi non ha mai frequentato uno strumento (hai voglia ad andare in tv!) non potrà mai permettersi.

Chiara strimpella fin da piccola, e più meno da allora scrive i suoi testi. Nel suo percorso di formazione, la partecipazione a The Voice nel 2015 rappresenta una croce e delizia: da quel palco è arrivata al grande pubblico, ma in quel luogo ha respirato pure l'aria più pesante e stantia. Poteva assuefarsene, e invece l'ha metabolizzata, raccontandola poi magistralmente in 'Introverso', il brano di Sanremo 2016. Scanzonato, allegro, ben scritto e ancor meglio arrangiato. Nel disco che lo accoglie, 'Appena sveglia' (2015, Rusty Records), 'Introverso' è però chiaramente arrivato per ultimo. Come spesso capita con i dischi d'esordio, esclusi quelli prodotti d'ufficio, il percorso compositivo che ne è alla base si stiracchia infatti negli anni, tra gli esercizi di stile e le prime prove serie, per raccogliere tutto quello che c'è stato di buono fino a quel punto.

Ora, arrivati fino a qui, occorre fare una precisazione. Per lo stile di questo disco, Chiara Dello Iacovo ha dovuto prima lavare i suoi panni nel pop. Lo dimostrano i primi tre pezzi: 'Introverso', che già conosciamo, 'Vento', oppure  'La mia città': un esercizio - ben scritto e suonato - in perfetto equilibro tra Irene Grandi e Alex Britti. Pop d'autore. Che a dispetto dei professori non sempre è un ossimoro. Tanto più quando apre una porta verso maggiori prove autorali, nascoste nella pancia del disco con malinconico realismo. Come 'Scatola di sole', con il suo testo semplice e visionario, ma perlomeno non banale, e una partitura che del mercato prende gli standard ma lascia indietro i cliché. Il testo migliore? 'Soldatino', vera canzone di formazione in cui la spensieratezza da studentessa lascia il passo alle fauci del mondo adulto e dei suoi compromessi. Una narrazione accompagnata da un'azzeccata progressione armonica. Nella musica, invece, la palma va a '1 maggio': ballata popolare, che prende a esempio a Mannarino poi lo interiorizza, lo veste di stile, lo porta con sé, ai piedi delle Alpi. L'ultima prova è un divertissement senza pretese, 'La rivolta dei numeri'. Una filastrocca presa in live, voce e pianoforte, che esprime al meglio la vocazione di questa giovane autrice: essere pop, senza dover per forza ammiccare al vuoto.

 

 

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