Obama-Romney, la corsa alla Casa Bianca si sposta nel Mediterraneo

Esteri

13 settembre 2012
Un bella gatta da pelare elettorale, per Barack Obama. L'assalto all'ambasciata di Bengasi ha innescato una serie di meccanismi di azione-reazione tanto prevedibili quanto destabilizzanti a pochi mesi dall'Election Day. Scontato Mitt Romney: "Barack sei un debole". Scontata la risposta: "Tu prima spari poi prendi la mira, ti giudicheranno gli americani"". 

Certo che l'ex governatore Romney appare fatto di una pasta diversa rispetto al tanto vituperato George W. Bush,  che al di là degli stereotipi che gli hanno cucito addosso, subito dopo l'11 settembre riuscì a a rendere ben chiaro a tutti che l'America entrava in guerra con i terroristi,  non con l'Islam, evitando il peggio anche all'interno degli Stati Uniti: gli è stato appena riconosciuto dal New York Times, giornale di riferimento dei liberal Usa che certo non è mai stato tenero con il predecessore di Obama. 

L'attuale presidente però ora dovrà fare bene attenzione a prendere la mira, come dice lui stesso, individuando i veri cervelli di Al Qaeda che hanno agito dietro questa apparente protesta contro uno sconosciuto film antislamico: l'attacco all'ambasciata e l'assassinio dell'ambasciatore Stevens, secondo molti attenti osservatori, erano premeditati, e la pellicola è stata solo un utile pretesto (anche se ciò non toglie nulla alla gratuità della provocazione: ma la vera democrazia, piaccia o no ai Fratelli Musulmani, è garantire libertà di espressione anche a un imbecille come l'improbabile regista Sam Bacile).  Insomma, inutile spedire due navi da guerra al largo della Libia se poi non si sa dove colpire, Romney farebbe Obama a fette di fronte all'opinione pubblica.

Al contrario, Barack, che ha già legato il suo nome all'eliminazione di Osama Bin Laden, potrebbe guadagnare consensi anche tra gli elettori "falchi" agendo in modo sensato ma deciso. Muovendosi oltretutto in uno scenario complicatissimo, specie per lui, a suo tempo così riluttante a intervenire in Libia seguendo Sarkozy.  Uno degli aspetti più sconcertanti  ma purtroppo prevedibili di questa videnda, è stata l'inerzia delle forze di sicurezza libiche: non hanno mosso un dito per difendere l'ambasciata, tanto che Obama ha dovuto ammonire l'Egitto, dove sono scoppiate nuove violenze: o difendete adeguatamente la nostra ambasciata Al Cairo o dovremo farlo da soli.  Una situazione maledettamente difficile.