L’INDIVIDUO ridotto a pelle e ossa potrebbe anche essere solo sfinito, stremato. Ma quello che conta è il terribile sfondo, la carretta arenata sulla spiaggia. E’ la tragedia silenziosa che fa da sfondo alla nostra vita di tutti i giorni, la migrazione infinita dei disperati del mondo povero, la fuga inarrestabile da una vita grama, risicata, tirata con i denti, subita nella rassegnazione più cupa. Per abbandonarla si può correre il rischio supremo, la morte.
Ancora oggi un miliardo di abitanti del pianeta vive con meno di un dollaro al giorno. Se alziamo il tetto a 2,5 dollari la cifra schizza a tre miliardi di creature. Un miliardo non sa né leggere, né scrivere. “Io sono un quasi morto”. Così si definiva un tunisino rinchiuso in una casa di Zarzis in attesa di trovare un posto su uno dei tanti barconi che facevano rotta per Lampedusa. Correva il mese di marzo del 2011. Un pescatore del luogo ci spiegò allora, perché il mare deve essere liscio come l’olio. Il barcone, di solito, è così pieno che le murate affiorano dall’acqua di una manciata di centimetri. Un mare appena increspato dalle onde rischia di affondarlo.
A differenza della televisione l’istantanea non è asettica e non passa alla notizia successiva dopo un pugno di secondi. La foto che ci dovrebbe far riflettere è stata scattata da Alex Majoli, ravennate, star dell’agenzia Magnum. Verrà esposta a Bologna dal 22 al 24 giugno nell’ambito di ‘‘Progress & Profession’’.
Noi cittadini del mondo più fortunato dovremmo scolpirla nella memoria.