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Per 5 Paesi europei Navalny fu ucciso con il veleno delle rane freccia ecuadoriane

Cinque Paesi europei accusano il Cremlino di aver ucciso Alexey Navalny con l'epibatidina che si trova sulla pelle delle rane freccia ecuadoriane. Scoperta nel 1974 e sintetizzata chimicamente per la prima volta nel 1993 agisce come gli agenti nervini provocando arresto respiratorio, convulsioni, crisi epilettiche, paralisi e infine la morte. Il corpo lentamente si spegne. La Russia di Vladimir Putin «aveva i mezzi, il movente e l'opportunità di somministrargli questo veleno», denunciano Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, che sostengono di basarsi «sull'analisi di campioni» del corpo dell'oppositore russo. Navalny (ritratto nella foto retta da una dimostrante) è morto due anni fa, nel carcere siberiano di Melekhovo sopra il Circolo Polare Artico. Era stato condannato a 19 anni di reclusione per accuse di «estremismo» considerate inventate di sana pianta per colpirlo e aveva più volte denunciato di essere vittima di soprusi in prigione.

Mosca replica che sono «insinuazioni volte a distogliere l'attenzione dai problemi urgenti dell'Occidente». Ma per il decesso del rivale numero uno di Putin gli oppositori russi hanno sempre puntato il dito contro il Cremlino. E non sono i soli. I cinque Paesi europei che hanno accusato apertamente la Federazione Russa hanno anche annunciato di averla segnalata all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw in sigla inglese ndr.) e di sospettare che «la Russia non le abbia distrutte tutte». Nel 2020, quattro anni prima della morte, Navalny era stato curato a Berlino per quello che gli esperti occidentali indicano come un avvelenamento da Novichok - una tossina nervina di tipo militare - avvenuto in Siberia e per il quale sospettano i servizi segreti del Cremlino. Pur consapevole che sarebbe finito in carcere, come facevano supporre le imputazioni di matrice politica che le autorità russe continuavano a sfornare contro di lui in quei mesi, nel gennaio del 2021 Navalny lasciò la Germania e tornò a Mosca, dove fu arrestato al suo arrivo in aeroporto. Da dietro le sbarre, continuò a criticare il regime e l'aggressione militare delle truppe russe contro l'Ucraina.

«Due anni fa sono salita su questo stesso palco e ho detto che è stato Vladimir Putin a uccidere mio marito», ha detto Yulia Navalnaya che a Monaco seguiva la Conferenza sulla sicurezza. «Ero ovviamente certa che si trattasse di un omicidio, ma allora erano solo parole che invece oggi sono diventate fatti scientificamente provati». Alla fine del 2024, il giornale The Insider riferì di aver studiato «centinaia di documenti sulla morte» di Navalny e che «il contenuto» di tali documenti dimostrerebbe che «le autorità russe hanno rimosso in maniera consistente i riferimenti a sintomi» come dolori di stomaco, vomito e convulsioni «dei quali soffriva Navalny secondo i medici della prigione». Secondo la testata, indicherebbero «che Navalny è stato avvelenato». Gli alleati di colui che è stato per anni il trascinatore delle proteste anti-Cremlino sostengono inoltre che l'oppositore morì in un momento nel quale era possibile che il dissidente fosse incluso in uno scambio di detenuti tra Mosca e alcuni Paesi occidentali. «Alexei Navalny ha dimostrato un enorme coraggio di fronte alla tirannia, la sua determinazione a rivelare la verità ha lasciato un'eredità duratura», è stato il commento del premier britannico Keir Starmer. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha accusato Putin di essere «pronto a usare armi chimiche contro il suo stesso popolo per rimanere al potere».

 

 

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