L'Oriente vicino

Si riaccende il conflitto fra il Pakistan e i talebani dell’Afghanistan

Una nuova pericolosa escalation segna il conflitto tra Afghanistan e Pakistan. Violente esplosioni hanno scosso Kabul nel cuore della notte, ma bombardamenti delle forze armate pachistane si registrano anche in altre zone dell'Afghanistan secondo il governo talebano: nella provincia di Paktia, ma anche a Kandahar, la roccaforte dei talebani dove si suppone viva il loro leader, Haibatullah Akhundzada. «La nostra pazienza è traboccata, adesso è guerra aperta», tuona Khawaja Asif, il ministro della Difesa pachistano.
Parole di fuoco, che arrivano poche ore dopo un'offensiva contro le truppe di Islamabad annunciata dal governo talebano di fatto al potere in Afghanistan, che ora si dichiara favorevole al «dialogo» e a «una soluzione pacifica». Il 26 febbraio in serata le prime notizie di «intensi scontri» tra le forze afghane e quelle pachistane lungo la linea Durand: il confine conteso che si snoda tra i monti per 2.640 chilometri ed è da tempo al centro di gravissime tensioni. Le parti belligeranti parlano di decine di morti, ma lo fanno pubblicando cifre non sono verificabili e in forte contrasto. L'esercito pachistano sostiene infatti che «297 talebani» siano morti negli scontri e che i soldati di Islamabad che hanno perso la vita siano 12. La versione del governo di fatto dell'Afghanistan è invece che nelle violenze siano stati uccisi «55 militari pachistani» e «13 afghani». Il Pakistan afferma inoltre che le sue truppe hanno distrutto «16 postazioni dei talebani afghani», che ne hanno «catturate altre sette» e che hanno distrutto anche un deposito di munizioni.
I talebani sostengono di aver catturato o distrutto due basi e 19 postazioni, e accusano le forze pachistane di aver ferito 13 civili in un raid missilistico contro un campo profughi nella provincia di Nangarhar.  A Kabul i giornalisti dell'Agence France Presse riferiscono di violente esplosioni nella notte e di jet che sorvolavano i cieli fino all'alba. «Le prime due esplosioni sono avvenute più lontano da noi. Le ultime sono state vicino a noi e hanno fatto tremare la casa. Dopo ogni deflagrazione si sentono i rumori dei caccia», racconta un abitante ai reporter. «Gli scontri al confine sono ormai diventati routine, ed è diventato quasi impossibile vivere qui tra spari e colpi di mortaio», dice invece al New York Times una persona che vive in un paesino del Pakistan non lontano dalla frontiera. Scontri così cruenti tra i due ex alleati non si vedevano probabilmente da anni, affermano gli esperti.
Il governo dei talebani - accusati di gravissime e sistematiche violazioni dei diritti umani, in particolare contro le donne - presenta la sua offensiva del 26 febbraio come «una risposta alle ripetute violazioni dei confini (...) da parte degli ambienti militari pachistani». Il riferimento è agli attacchi aerei condotti nella notte del 21 febbraio dalle forze pachistane sull'Afghanistan orientale: attacchi nei quali Islamabad dice di aver colpito postazioni di miliziani dei talebani pachistani e del gruppo Isis Khorasan (il nome indica l'antica parte orientale dell'Impero persiano ndr.) uccidendone «almeno 80». L'Onu ritiene credibile che siano morti almeno 13 civili. Islamabad accusa infatti l'Afghanistan di non tenere a freno quelli che definisce «terroristi anti-Pakistan». Negli ultimi mesi si stima che più di 70 persone siano morte nei combattimenti scoppiati nel mese di ottobre del 2025 e seguiti da un fragile cessate il fuoco che non ha però fermato del tutto le ostilità. Londra, Pechino, Istanbul: in queste ore diversi attori internazionali hanno chiesto a Islamabad e Kabul di fermare le violenze. La Croce Rossa da parte sua ha annunciato che sta «preparando una risposta operativa ai bisogni umanitari sul terreno», ma ha anche dichiarato che «nessuna risposta umanitaria può sostituire la volontà politica di rispettare le regole della guerra e di dare priorità alla de-escalation».
Gli Stati Uniti hanno inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche il network Haqqani, un gruppo di combattenti alleato dei talebani e sostenuto da frange dell’Isi pachistano, i ramificatissimi Servizi di Islambad. Il santuario della tribù Haqqani è a cavallo del confine fra l’Afghanistan e il Waziristan, un area tribale pachistana. Tutte le recenti, cruente, incursioni nella capitale, sarebbero opera del clan. La penultima era stata un assalto all’albergo Spozhmai, sul lago Qargha. Morirono 18 persone. I blitz sono stati letti come truculenti avvisi a Hamid Karzai, troppo amico dell’arcinemica India. Negli stessi giorni per di più nella capitale si stava celebrando l’undicesimo anniversario della morte di Ahmed Shah Massoud, il comandante della resistenza all’occupazione sovietica che era riuscito a resistere ai talebani trincerandosi nella sua valle di montagna, il Panshir. La sicurezza nella capitale era stata rafforzata. Questa circostanza spiega forse la scelta di un kamikaze adolescente.

GLI UNICI ai quali viene consentito di accedere praticamente senza controlli fin sul limitare del quartier generale dell’Isaf, protetto da barriere, alti muri, filo spinato e torrette di avvistamento sono i bambini e le bambine di Kabul, che vendono ai militari ninnoli, collanine, dolcetti. Al di là del numero di vittime, il blitz nella Green Zone voleva soprattutto rendere evidente il fatto che in Afghanistan non esiste un posto sicuro. Come sempre, Karzai ha reagito alzando i toni della polemica con gli Stati Uniti. Benafsha, un’attrice protagonista di un serial televisivo, è stata aggredita e uccisa davanti a una moschea. Le sorelle Azema e Tamana,  soltanto ferite, sono finite in carcere. Prima di rinchiuderle in cella le hanno sottoposte a test di verginità. Per il Corano si sono macchiate di imperdonabile «immodestia».

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