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Libano, confine sud

INSIEME

Son passati ben nove anni da quando mi sono arruolata, ed oggi mi ritrovo per la terza volta nel sud del Libano nell’ ambito della missione UNIFIL, operazione Leonte 18.

E’ sempre stato il mio sogno rendermi utile agli altri: nel 2009, quando per la prima volta mi dissero che dovevo prepararmi ed addestrarmi per partire per l’estero, fui invasa da mille sensazioni che ancora oggi sono per me difficili da descrivere.

Mi preparai al meglio, sotto ogni punto di vista, sia militarmente che culturalmente: volevo conoscere e studiare a fondo il paese che mi avrebbe ospitato per sei mesi. Non sapevo cosa mi aspettasse, ma ero convinta e certa che avrei fatto qualcosa di concreto per una popolazione che per anni è stata vittima di guerre e conflitti.

Rassicurai i miei genitori che erano un po’ restii a vedermi partire, spiegando che grazie alla tecnologia la lontananza sarebbe pesata di meno: partii con i miei colleghi alla volta di Beirut e poi del sud del Libano. Dai finestrini dei mezzi che ci trasportavano per raggiungere la base, il paesaggio mi affascinò: ricordava la mia terra , la Sicilia. In effetti, col passare del tempo e avendo l’opportunità di fare attività in tutta l’area di nostra responsabilità, capii che di diverso c’erano solamente una sorta di povertà, di tristezza e di paura principalmente causate dall’ultimo conflitto, intenso per quanto durato solo un mese, di appena tre anni prima.

I sei mesi volarono, regalammo sorrisi a grandi e piccoli, bastava poco per renderli felici: una caramella riusciva a cancellare, anche se per pochi attimi, la paura insita in quegli occhi grandi e speranzosi. Ma dovevamo tornare in Italia.

Una volta in patria, mi ritrovai cambiata: pensando a quello che avevo lasciato, riuscivo ad apprezzare anche un piccolo gesto che prima non avrei notato. Mi chiedevano come era andata ed io rispondevo come un bambino che torna a casa dopo il primo giorno di scuola e che non riesce ad esprimere le sue emozioni: “Bello!”

Dopo due anni circa ritornai: felice, andavo a continuare il nostro progetto. Avrei regalato ancora sorrisi, avrei rivisto quella gente che tanto offriva anche con un semplice saluto.

Continuammo a fare donazioni, a realizzare strade, scuole, a fare assistenza sanitaria per migliorare la vita ad un popolo meno fortunato. Anche quei sei mesi volarono, ma una volta tornata in Italia crebbe in me la voglia di conoscere a fondo il perché il sud del Libano non riuscisse facilmente a vivere e a tornare prospero come un tempo.

Così decisi, al termine del mio percorso universitario, di scriverci su una tesi di laurea: perché noi continuassimo ad operare qui, quali fossero le cause che avevano reso la Terra dei Cedri, a sud, un paese povero. Lessi parecchi libri che mi affascinarono moltissimo: una storia contorta e complicata che mi chiarì meglio che quello di cui avevano e hanno bisogno i cittadini libanesi del sud era, ed è sostanzialmente, la stabilità.

Ed eccomi oggi nuovamente nel sud del Libano, a Shama.

Siamo qui di nuovo, 39 nazioni con un unico obiettivo: portare la pace, mantenere la pace… INSIEME!

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