Ce la faremo tutti insieme come nei momenti più difficili
Aumenterà il costo della luce, del gas, del riscaldamento, aumentano i pedaggi autostradali, la benzina è già aumentata a dismisura, così come arriveranno la tassa dell'Imu (ex Ici) e qualche altro balzello comunale.
L'Italia è in crisi profonda, e il 2012 sarà un anno cruciale per la storia della nostra Nazione.
Oggi, primo gennaio, è comunque il giorno degli auguri.
"Auguri de che" mi scrive un amico (manco a dirlo) "de Roma". "Auguri de no morì ?" insiste a chiedere.
No, non "de no morì", perché così sarebbe troppo facile. Ma auguri a tutti, in primo luogo a me stesso, per ritrovare quello spirito indomito da italiani che ci ha salvati in tante occasioni. Penso (restando agli anni della nostra vita) al periodo del dopoguerra, penso agli anni della feroce contrapposizione fra comunisti e democristiani, penso alla guerra fredda (anche a casa nostra), penso alle stragi di Stato e penso agli anni di piombo e a quelli (terribili) del terrorismo. Quando ci scappava quasi un morto al giorno senza un perché (ma qualcuno il perché lo conosceva).
Abbiamo provato tutto questo e lo abbiamo superato. E siamo ancora tutti qui a tentare di superare anche questo nuovo scoglio rappresentato dall'immensa crisi economica che sta investendo tutto il mondo e l'Italia in particolare.
E penso che tutti insieme ancora una volta ce la faremo ad uscire dalla palude. Basterà mettere per un po' di tempo da parte egoismi e furberie, piccinerie e bassezze. Solo per un po' di tempo. Superiamo questo momento e poi gli italiani potranno nuovamente esercitarsi nelle arti per le quali sono più predisposti.
Dico questo perché ho sempre in mente e davanti agli occhi ciò che successe a Firenze dopo il 4 novembre del 1966, giorno e anno in cui la città venne letteralmente sommersa (in alcuni punti anche 6 metri) dall'acqua dell'Arno straripato.
Tutti conoscono come sono fatti i fiorentini. Smaliziati, polemici, attaccabrighe, ironici, sempre pronti a sbeffeggiare il prossimo e a discutere su tutto e su tutti, sempre pronti a dividersi. Non solo a dividersi, storicamente, fra guelfi e ghibellini. Ma pure, se ce n'era bisogno, fra guelfi bianchi, guelfi neri e ghibellini. In maniera tipicamente fiorentina.
Ebbene, tutto questo per dire che nei mesi successivi all'alluvione non ho mai visto fra tutti i fiorentini una tale forza, una tale coesione, una tale unità di intenti e di volontà per riemergere come in quella occasione. Una prova di unità che ancora mi entusiasma. E Firenze colpita dall'alluvione, un evento che avrebbe messo in ginocchio per anni, qualsiasi altra città, dopo pochi mesi era già pronta a ripresentarsi degnamente agli occhi del mondo. Grazie all'aiuto di tutti certamente, ma soprauttto dei fiorentini stessi.
Ecco, è come se l'Italia in questi mesi fosse stata colpita da un'immensa alluvione. Gli italiani tutti devono trovare dentro loro stessi la forza per superare la gravissima difficoltà in cui è precipitata, mettendo da parte egosimi e divisioni. Proprio come fecero i fiorentini quarantasei anni fa.
"Auguri de che"? Di sentirsi almeno per un annetto tutti italiani. Di voler dimostrare a tutti di cosa sono capaci gli italiani quando ci si mettono.
Auguri a tutti e ben ritrovati dopo un mesetto di silenzio.
