Italia in ginocchio per un po’ di neve. Ma chi potrebbe riuscire a raddrizzare un Paese del genere?
Abbiamo alla guida del governo il professor Monti che tenta in tutte le maniere di raddrizzare una barca che stava per affondare, anche e soprattutto grazie all'ottimismo del suo predecessore (vi ricordate "siamo usciti dalla crisi prima e meglio degli altri"? resterà nella storia, insieme all'eleganza delle cene nella villa di Arcore).
Monti sta svolgendo il suo compito (affidatogli dai partiti che hanno alzato bandiera bianca per manifesta incapacità) con grande impegno e serietà, fra varie critiche, molte diffidenze e qualche sgambetto in parlamento. Guardiamo, come spero tutti si augurino, se riuscirà nel suo immane disegno: quello di diventare almeno in questa circostanza il salvatore della patria.
Abbiamo il professor Monti e lasciamolo lavorare in pace. Ma a scorrere i giornali di oggi, penso che neppure se ci fosse in giro invece del professor Monti un ipotetico professor Himalaya riuscirebbe a tirar fuori l'Italia dall'indecoroso e incivile squallore in cui è finita in queste ore.
Noi italiani siamo capaci di esaltarci per mille cose, pure se l'Italia batte la Francia (come è successo l'anno scorso) in una gara del "Sei Nazioni" di rugby. Nella stessa maniera dovremmo vergognarci di essere italiani, indignarci, arrabbiarci e pretendere punizioni esemplari, quando le cose non vanno, proprio come succede in queste ore, pretendere che il Paese non sia sempre così indifeso e sprovveduto.
Pensate un po', basta solo un po' di neve per far precipitare l'Italia fra le nazioni più derelitte del terzo mondo. Roma, la capitale di questo Paese che amiamo oltre ogni cosa, è nel caos. Gente bloccata per ore e ore in auto sulle strade, gente che non ce l'ha fatta a tornare a casa, spargisale che non si sono visti o si sono visti solo di sfuggita, il sindaco che accusa la protezione civile, la protezione civile che rimanda le accuse al mittente, lo stesso sindaco che invita tutti i cittadini a procurarsi un badile e andare a dare una mano per liberare le strade dalla neve e dal ghiaccio. Una situazione incredibile.
Basta un po' di neve e i viaggi in treno si trasformano in inferno. Treni che non partono nemmeno, treni che partono ma che restano bloccati in mezzo alle campagne per ore e ore, viaggiatori senza cibo e senza riscaldamento e perfino senza informazioni certe. Autostrade impraticabili con file di camion bloccati dalla neve, autotrasportatori che non mangiano e rischiano di finire il gasolio. Ma non è finita: perché c'è anche da dire di quei paesi, piuttosto numerosi e situati nella civilissima Italia centrale, che da quasi due giorni sono senza luce (e quindi senza riscaldamento) perché l'Enel non riesce a rispondere con tempestività alle situazioni critiche.
Sembra davvero il terzo mondo, dove un giorno arriva la siccità, un giorno arrivano le cavallette, un giorno c'è la carestia, un giorno ancora arriva una maledizione degli dei e la vita va avanti.
In questi giorni assistiamo, per un po' di neve, a un disastro inimmaginabile per un Paese che è tra i più importanti del pianeta. Paginate di giornali, dirette tv, talk show sull'argomento, foto dappertutto, facebook e twitter. Accuse e scuse, critiche e ripicche.
Fra qualche giorno tornerà il bel tempo e le vicende drammatiche di questi giorni saranno solo un ricordo. Succederà qualcosa per tutto il disagio che le autorità preposte non sono riuscite ad evitare alla gente comune? Succederà qualcosa se migliaia di ore di lavoro sono state perse grazie alla sprovvedutezza di amministratori pubblici e privati, se migliaia di persone hanno dovuto sopportare tutto questo? Succederà qualcosa se un po' di neve ha, come si dice in questi casi, ridotto l'Italia in ginocchio?
No, state tranquilli non succederà niente di niente. Nessuno pagherà per la propria inadeguatezza. E continueremo ad andare avanti così. Aspettando la prossima alluvione, aspettando la prossima nevicata, aspettando il prossimo Schettino che per fare bella figura manda una nave con quattromila passeggeri a bordo a farsi sventrare da uno scoglio e ora, Schettino, con una trentina di morti sulla coscienza, se ne sta al calduccio degli arresti domiciliari.
Signori questa è l'Italia di oggi. C'è da essere sicuri che neppure un ipotetico professor Himalaya riuscirebbe a migliorarla.
