L'Italia sulla luna

Pisapia difende Azzolini: ma il caso del Comune di Milano riapre le ferite degli anni di piombo

Il 14 maggio del 1977 era in una strada di Milano a sparare contro la polizia. Quel ragazzo con la pistola, all'epoca studente dell'Istituto Cattaneo, in seguito ad una foto di quel giorno che lo ritrae (insieme ad altri due studenti in fuga) nell'atto di aprire il fuoco, sarebbe diventato uno dei simboli dei drammatici anni '70, degli anni di piombo. Quel ragazzo coi suoi spari non colpì nessuno. Quel giorno comunque, in quegli scontri, rimase ucciso il vicebrigadiere di polizia Antonio Custra e ferite varie altre persone.
Quel ragazzo con la pistola venne processato e condannato. Espiata la pena ora, a trentacinque anni di distanza da quel fattaccio Maurizio Azzolini, questo il suo nome, si è ritrovato a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto del vicesindaco (Maria Grazia Guida) del Comune di Milano. E per un malaugurato incidente (gli è crollato addoso un portone mentre accompagnava la Guida) il suo nome è tornato alla ribalta delle cronaca e non c'è voluto molto per ricollegarlo ai fatti del '77.
E subito è sorto un interrogativo: è ammissibile che uno che trentacinque anni fa andava in giro con la pistola a sparare contro la polizia, possa ricoprire quel ruolo istituzionale?
Le polemiche in queste ore si sprecano, innumerevoli i pareri pro e contro.
Il sindaco di Milano Pisapia, quello che alle ultime elezioni ha stracciato la Moratti candidata del Pdl, in queste ore ha fatto conoscere la propria opinione: il lavoro che Azzolini svolge in Comune realizza "un principio costituzionale, quello del reinserimento dei condannati". "Mi sembra - ha detto ancora Pisapia - che non ci sia nulla da criticare, credo che sia un principio costituzionale quello del reiserimento dei condannati, che non bisogna esaltare solo a parole ma anche nei fatti". Concludendo: "Azzolini era minore quando ha commesso i fatti, ha espiato la pena ed è giusto che in un momento in cui ha dimostrato capacità nell'ambito del suo lavoro possa avere anche ruoli di responsabilità. Per quanto posso dire sono ruoli di responsabilità che ha portato avanti in maniera molto positiva in questi mesi".
Insomma, le ferite degli anni di piombo (così come in certe regioni d'Italia quelle della resa dei conti del dopoguerra) sono ancora fresche e si riaprono sempre in casi come questo. E forse sono ancora così fresche che è quasi impossibile per tanta parte dell'opinione pubblica osservare con serenità ex aspiranti terroristi con la pistola occupare posti di pubblica responsabilità.

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