Ecco perché Monti la spunterà anche sul mercato del lavoro
L'immenso politologo Giovanni Sartori, ieri sul "Corriere della Sera", faceva finta di interrogarsi sul perché il premier Monti avesse deciso di infognarsi nella vicenda del mercato del lavoro e dell'articolo 18 (una vicenda che in qualche modo all'apparenza, non può che indebolire il suo governo nei confronti dei partiti) e si dava delle risposte.
Ma tra le risposte che si dava non ho trovato quelle che a me sembrano le più semplici e dirette. Provo a riassumerle nella maniera più sintetica.
1) Monti ha dovuto affrontare il problema del mercato del lavoro, perché così gli è stato chiesto dall'Europa, un'Europa che, visto che concede vasti aiuti, non vuole al suo interno (soprattutto nei Paesi più rappresentativi) sacche di privilegi.
2) Monti ha dovuto affrontare il problema del mercato del lavoro perché in caso contrario potrebbe trovarsi di fronte ad un tragico e impensabile trasloco della Fiat (alcune dichiarazioni dell'Ad Marchionne non sono proprio rassicuranti) dall'Italia in qualche altro paese del mondo dove il mercato del lavoro non è così blindato e condizionato da personaggi come Maurizio Landini della Fiom.
3) Monti ha dovuto affrontare il problema del mercato del lavoro per cercare di attirare investitori stranieri che, stando così le cose, preferiscono andare ad investire i loro capitali altrove.
E veniamo ad altri scenari.
4) Monti ha affrontato il problema del mercato del lavoro perché anche i partiti che lo sostengono (Pdl, Pd, Udc) sono d'accordo che l'argomento vada affrontato una volta per tutte.
5) In tempi ormai andati il problema del mercato del lavoro non lo ha potuto affrontare un governo di centrodestra per l'insuperabile opposizione dei partiti di centrosinistra. Sarebbe stato un massacro politico. Ma non ha mai potuto affrontarlo neppure un governo di centrosinistra perché certo la vicenda si sarebbe risolta in un disastro della sinistra.
6) Anche i sindacati Cisl e Uil sono consapevoli che la discussione sul mercato del lavoro non sia più rinviabile. Ne è consapevole, secondo me, anche la Cgil che comunque deve opporre qualche resistenza per dare l'impressione a molti dei suoi iscritti di non essere d'accordo.
7) L'unico che (forse) non si è ancora reso conto che il mercato del lavoro in Italia va rivisto è il segretario della Fiom Landini che, con quell'espressione da irriducibile, si batte contro ogni possibile discussione in merito. Proprio come se fosse l'ultimo giapponese che continua a combattere nella giungla nonostante la guerra sia già finita e persa.
Ecco quindi perché, sempre secondo me, Monti la spunterà in parlamento anche su questa vicenda. Solo fantasie? Forse. Però qualcuna di queste fantasie mi sarebbe piaciuto sentirla da quel grande che è Sartori.
