Ma “Trota” si nasce o si diventa?
Per chi avesse avuto qualche dubbio in merito (ma penso fossero pochissimi) Renzo Bossi in queste ore sta ampiamente giustificando il soprannome di "Trota" affibbiatogli dal padre Umberto, senatùr, ex ministro e ormai inesorabilmente ex leader della Lega.
Il Trota, come ormai tutti sanno, travolto dallo scandalo dei rimborsi elettorali (finiti a quanto sembra a foraggiare alcune spese della famiglia Bossi) ha deciso di dimettersi dal consiglio della regione Lombardia.
Ma il Trota è il Trota: e così non si è dimesso con toni soft che magari avrebbero potuto ancora intenerire i cuori di qualche leghista indignato e offeso per ciò che sta succedendo dentro il partito. No, lo ha fatto proprio come un Trota qualsiasi. Sentite un po' cosa ha detto: "Lascio senza che nessuno me l'abbia chiesto, faccio un passo indietro in questo momento di difficoltà, do l'esempio".
Avete letto bene: il Trota, quello che (secondo le rilevazioni dei magistrati) si diplomava coi soldi del finanziamento pubblico ai partiti, quello che scorrazzava per Milano col suo superSuv (comprato non si sa ancora con quali soldi), quello che si faceva mantenere per ogni più piccola spesa dal tesoriere del partito Belsito, quello che usava il suo autista come un personale bancomat (secondo il racconto dello stesso autista) coi soldi sempre della Lega, ebbene questo signorino vuol "dare l'esempio". Ma vi rendete conto, il Trota che vuol dare l'esempio? Esempio per cosa, per chi? Roba da ridere.
Ma non è finita. Perché il Trota stamani è andato a formalizzare le sue dimissioni da consigliere al Pirellone. E secondo voi come ci è andato per far vedere di aver cominciato ad apprendere la lezione? Ci è andato in metropolitana, ci è andato in autobus, ci è andato in taxi, ci è andato in bicicletta, ci è andato in monopattino? Si è fatto forse prestare un'utilitaria da qualcuno, così tanto per cominciare a mostrare un basso profilo che non gli potrebbe che fare bene?
No, lui, forse per far intendere al popolino ignorante che lui, il Trota, non c'entra niente con tutta questa vicenda, che lui è pulito come un Trota, ci è andato ancora una volta a bordo del suo sontuoso Suv (acquistato con quali soldi?). Forse per far vedere che i leghisti puri e duri come lui non arretrano davanti a nulla.
Ce ne sarebbe abbastanza per giustificare il soprannome che gli ha affibbiato il padre.
Ma non è finita. Perché Renzo Bossi prima di andare a formalizzare le dimissioni aveva affidato amare riflessioni sulla vicenda in cui è coinvolto ad una lettera pubblicata da "Brescia oggi". Le sue dimissioni, scrive Bossi junior, sono "la miglior risposta da dare a chi nei giorni scorsi si è preso la briga di aprire all'interno del mio movimento una vera e propria caccia alle streghe". Bossi chiede anche "ai tredicimila padani che mi hanno votato di continuare a credere in me, promettendo in cambio, di dimostrare la mia totale buona fede".
Incredibile vero parlare di caccia alle streghe, di "mio" movimento, fare appello a tutti quelli che l'hanno votato per mandarlo in consiglio regionale? Incredibile e inammissibile. Ma forse non per il Trota.
