Bossi getta i soldi della Lega dalla finestra, Maroni crede alle favole
Il dramma che in queste ore sta vivendo la Lega, sta anche (fra le infinite vicende già venute alla luce e quelle che arriveranno) in due frasi. Una è del leader Bossi e un'altra è di Roberto Maroni, il più accreditato a raccogliere al prossimo congresso federale, il testimone dalle mani del Senatùr (ammesso che Bossi decida di farsi da parte).
Ebbene Bossi, in uno dei tanti incontri pubblici che sta facendo in vista delle amministrative, intervenendo sulle varie storie di quella fiumana di soldi (pubblici) che stanno scuotendo il partito dalle fondamenta (investimenti in oro, diamanti, in località off shore, in vicende familiari, nell'affitto della casa-ufficio di Calderoli a Roma) ha detto: "Non c'è reato. I soldi erano della Lega, potevamo anche buttarli dalla finestra".
Ora, è possibile mai che l'icona, il simbolo, il santino di un partito (anche se un po' spiegazzato) possa uscirsene con una frase del genere in un momento di crisi come questo? E' possibile che possa sostenere che la Lega possa anche buttare i soldi dalla finestra, quando, forse, tanti militanti del suo partito non sanno come fare ad arrivare alla fine del mese, non sanno come fare a pagare gli operai, non sanno come mandare avanti le sezioni sparse sul territorio ridotte senza un euro, non sanno come far fronte economicamente a mille difficoltà e qualcuno è arrivato addirittura a suicidarsi non sapendo più come fare ad andare avanti?
"Potevamo anche buttare i soldi dalla finestra". Eh certo, del denaro pubblico, proveniente dalle tasse pagate dagli italiani di buona volontà o come ha detto il presidente della Lega, dalle tessere degli iscritti, loro, i maggiorenti, i capi del partito, potevano farne ciò che volevano. Anche buttarli.
Una frase sprezzante come questa, detta soprattutto in uno stato di crisi come questo, è rivoltante, è davvero fastidiosa. E non ha giustificazioni. Se non forse nel fatto che Bossi è ormai sfinito da troppe battaglie e che avrebbe davvero bisogno di parecchio riposo lontano dalle luci del gran varietà leghista.
Sarebbe davvero opportuno che uscisse di scena prima che qualcuno possa davvero cominciare ad arrabbiarsi seriamente.
Bossi dice anche che "non è reato" tutto ciò che è stato fatto. Potrà essere anche così, vedremo, ma al leader stanco e ferito potrà mai passare per la mente che (al di là degli aspetti puramente penali) ci deve essere anche un riscontro morale nel comportamento di chi rappresenta l'elettorato? Forse ha frequentato per troppo tempo Berlusconi per capire questo piccolo particolare.
Per quanto riguarda Maroni, è presto detto. L'ex ministro dell'Interno, in riferimento a quanto sta accadendo alla Lega, ha detto: "Non credo a complotti della magistratura e dei servizi segreti". Prendendo così nettamente le distanze da quanto continua a sostenere da qualche giorno Bossi. E' già un passo avanti per Maroni, quello che vuol fare pulizia all'interno del partito "senza guardare in faccia nessuno".
Bisognerà vedere però fino a quando continuerà a credere alle favolette di Bossi che ripete all'infinito di non aver mai saputo niente dei soldi della Lega, di non aver mai saputo niente di ciò che combinava il "cerchio magico" intorno a lui, di non aver saputo niente dei maneggi dei suoi familiari e men che meno di non aver mai saputo niente del dossier sulla persona dell'ex ministro dell'interno pagato coi soldi del partito.
Favole alle quali però Maroni sembra tanto affezionato.
