L'Italia sulla luna

L’ultima beffa del Trota: una laurea extracomunitaria

Diciamo la verità: di questi tempi deve essere davvero dura la vita del leghista puro e duro, quello che per anni ci è stato portato ad esempio (con parole e gesti parecchio significativi) dal leader Umberto Bossi.
Non voglio stare a dilungarmi troppo su tutti i guai che sta attraversando da un po’ di tempo la Lega: i rimborsi elettorali che non si sa come siano stati spesi, i diamanti, gli investimenti all’estero, la cacciata del tesoriere, i sospetti sul Grande Capo, le polemiche, la cacciata della pasionaria senatrice, la lotta per il potere fra il Senatùr che non molla e il rampollo Maroni che, almeno a parole, vorrebbe mettere un po’ d’ordine all’interno del movimento.
Temi già trattati e ritrattati.
No, oggi volevo indugiare su quale possa essere lo stato d’animo del leghista puro e duro davanti alle imprese scolastiche del Trota, il figlio di Umberto, pronto a passare alla storia dell’effimero con quel soprannome affibbiatogli dal padre stesso.
Ebbene, può capitare a tutti (anche leghisti) di avere poca propensione per gli studi e impiegare un sacco di anni (molti più della media) per prendere un diplomuccio e far felici famiglia e elettori.
Può capitare a tutti (anche leghisti) di essere eletti consiglieri regionali a furor di popolo grazie esclusivamente ai buoni uffici del lìder maximo nonché padre.
Può capitare a tutti (anche leghisti) di voler viaggiare per Milano con un cafonal-Suv da sballo (pagato con quali soldi?) e usare l’autista che ti è stato affidato come un vero e proprio bancomat.
Può capitare a tutti (anche leghisti) di fare tante altre cose belle e brutte.
Ma dico, può capitare ad un leghista duro e puro come il Trota di andare a laurearsi in un’università come la Kristal di Tirana, capitale dell’Albania?
Non voglio stare qui a sottilizzare se il Trota quella laurea breve (tre anni) in gestione aziendale (saprà il Trota cos’è?) l’abbia conseguita con il sudore della sua intelligenza o con i soldi (pubblici) del partito. Non voglio stare qui a sottilizzare se il Trota abbia preso quella laurea frequentando assiduamente l’università in questione o tramite qualche bonifico.
E non mi interessa neppure sapere se il Trota parli perfettamente l’albanese (come sembra necessario per ottenere una laurea seppur breve in Albania) o parli solo il bergamasco o il bresciano, il suo collegio elettorale.
Quello che veramente meraviglia me e immagino dovrebbe meravigliare ogni leghista duro e puro è che un dirigente del partito (anche se ora ex), che il figlio del Grande Capo, il figlio di chi si è sempre scagliato con parole anche offensive contro gli extracomunitari (e il Trota stava prendendo la stessa strada: ricordate il gioco che aveva inserito su facebook intitolato “Rimbalza il clandestino”?) sia andato a prendersi una laurea in un Paese extracomunitario come è ancora l’Albania. No davvero non ci posso credere, così come penso non ci possano credere tanti leghisti duri e puri.
Una cosa del genere può creare davvero qualche imbarazzo all’interno della Lega. Nessuno forse avrebbe avuto da ridire se il giovane Renzo Bossi fosse andato a prendersi una laurea che dico, in Inghilterra, oppure nel paese di origine dei Celti, degli Unni, dei Visigoti, dei Vichinghi. Insomma nella patria di qualche popolo che possa aver lasciato qualche traccia nell’amata Padania. Ma possibile mai che possa essere andato a laurearsi proprio a Tirana, capitale di un Paese che fornisce alle amate sponde italiane un’infinità di extracomunitari?
No, questa il Trota (o chi per lui) non ce la doveva proprio fare.

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