Crolla il Pdl: gli italiani si sono risvegliati dalla grande illusione
“Nessuno può festeggiare. Registriamo una sconfitta e paghiamo la responsabilità per il sostegno a Monti che non vogliamo far mancare. Non voteremo però l’invotabile”.
Così parlò Angelino Alfano, segretario del Pdl, pochi muniti dopo i risultati delle elezioni amministrative di queste ore che hanno sancito lo squagliamento del partito affidatogli da Berlusconi, leader ormai in disarmo dopo le dimissioni da presidente del consiglio date nel novembre scorso.
Alfano (che, non dimentichiamolo mai, è quello del “lodo Alfano” che ancora grida vendetta) per tentare di giustificare la clamorosa sconfitta elettorale si rifugia nel prezzo che il Pdl starebbe pagando dando l’appoggio al governo del professor Monti.
Tesi suggestiva (per chi ha voglia di farsi suggestionare) ma per niente condivisibile.
Nel corso della giornata dei commenti televisivi ho ascoltato, da parte di eminenti giornalisti e politologi, tante altre spiegazioni a proposito del clamoroso crollo del Partito della Libertà. Le liti e la rottura con la Lega, l’appoggio a Monti, il fatto che il Pdl non sia mai stato un partito radicato sul territorio e quindi penalizzato da elezioni di tipo amministrativo, un po’ di scandali che hanno investito alcuni importanti esponenti del partito, il fatto che da tempo sia nel mirino di tutti i fan dell’antipolitica.
Spiegazioni forse plausibili per un tonfo elettorale inimmaginabile come questo.
Ma io ho un’altra idea.
Queste elezioni sono state la prima consultazione popolare dopo il (quasi) volontario pensionamento di Berlusconi e la gente ha risposto all’appello coi toni che sono sotto gli occhi di tutti.
E’ arrivato Monti e il premier-prof. (che bisogna sottolineare è convintamente sostenuto in parlamento dal Pdl, dal Pd e dall’Udc) ha aperto gli occhi a tutti gli italiani che fino a quel momento si erano beatamente fatti anestetizzare dal berlusconismo e dalle sue sirene.
Monti fin dal primo momento non si è mostrato tenero: cari amici italiani, ha fatto intendere a chiare lettere, o facciamo gravosi sacrifici tutti o finiamo alla bancarotta come la Grecia. E via con tagli, tasse e balzelli che chissà per quanto tempo ci terranno compagnia. Con Pdl, Pd e Udc d’accordo con Monti perché sanno perfettamente che o affrontiamo la crisi in questa maniera o non se ne esce. O viene fatto ciò che i partiti non sono stati in grado di fare o affondiamo.
E, secondo me, è a questo punto forse che gli italiani hanno aperto gli occhi, si sono risvegliati dalla grande illusione che li (ci) avevano accompagnati per tanti anni ed hanno cominciato a farsi domande sempre più imbarazzanti. Tipo: ma chi ha portato il Paese fin quasi al punto di non ritorno? Chi aveva detto che non avrebbe mai messo le mani nelle tasche degli italiani e ora appoggia serenamente (perché necessario e inevitabile) chi quelle mani mette abbondantemente nelle tasche di tutti noi? Chi ci aveva detto un paio di anni fa che eravamo usciti dalla crisi economica “prima e meglio degli altri” e ora ci ritroviamo nelle condizioni in cui siamo? Chi ci aveva promesso benessere, sviluppo, riduzione delle tasse e ora (e non può essere diversamente, perché sennò davvero andiamo alla bancarotta) appoggia chi ci fa sudare lacrime e sangue?
Chi ci ha portato a questo punto se non Berlusconi, Il Pdl, i suoi ministri, le sue ministre, i suoi fin troppo disinvolti scudieri, le sue “cene eleganti”, i suoi annunci di sogni di gloria (ricordate: “sono il miglior premier in 150 anni di storia”?).
Ecco, gli italiani con il voto delle amministrative di queste ore hanno cominciato a raccontarci che si sono finalmente svegliati dalla grande illusione berlusconiana. Chissà dove porterà questo ritorno alla realtà.
