L'Italia sulla luna

Pd nella bufera, un altro passo verso il suicidio

E’ proprio vero ciò che dice Prodi: e cioè che la spinta al suicidio del Pd è senza limiti.
Se c’era bisogno di una conferma a queste parole basta riflettere sulla bagarre avvenuta ieri all’assemblea del partito. Con l’assemblea spaccata sui temi dei diritti delle coppie omosessuali e della bioetica, con Rosy Bindi, presidente del Pd, che non mette neppure in votazione un documento in cui si prevedeva l’equiparazione fra i matrimoni gay e quelli civili; col rottamatore Pippo Civati che presenta tre ordini del giorno sulle regole per le primarie, le primarie per i parlamentari e il limite dei tre mandati (già previsto dallo statuto del partito, mai applicato) e non viene neppure preso in considerazione.
Col segretario Bersani che cerca di rappezzare gli strappi, che cerca di abbassare la temperatura dei bollenti spiriti ma che intanto non fissa né procedure né date per le primarie; con Matteo Renzi, principale competitore di Bersani per la premiership, che dice: questa volta non ci fregano.
Una bagarre che in sintesi offre questa lettura: cattolici contro laici (le due anime del partito che cercano di stare insieme a forza ma spesso non ci riescono), giovani e “rottamatori” contro una vecchia e decrepita classe dirigente che, nonostante tutti gli insuccessi dei lustri passati, non ne vuol sapere di fare un passo indietro.
E’ questo il quadro offerto ieri dal Partito Democratico al pubblico ludibrio di stampa e tv. Davvero un bello spettacolo se si pensa che secondo i sondaggi (ma chissà se è così) in questo momento è il primo partito in Italia e quello più accreditato per vincere le elezioni del prossimo anno.
Non c’è davvero da stare tranquilli. Anche perché i duri scontri registrati ieri, andando verso le elezioni di certo non si smorzerebbero ma anzi si acuirebbero.
Sarà proprio vero che i cattolici del partito con a capo la pulzella Rosy Bindi sono disponibili a fare alleanze con Nichi Vendola? Pd e Sel su quali punti potrebbero convergere?
Chi può pensare che, in caso di un’alleanza di questo tipo, non venga subito messa sul tappeto la questione dei diritti delle coppie omosessuali e dei matrimoni fra persone dello stesso sesso?
Quanto potrà ancora tenere un partito diviso, com’è il Pd, fra cattolici e progressisti, fra dalemiani, veltroniani, renziani e chi più ne ha più ne metta? E quanto potrebbe durare un governo formato da Udc, Pd (ridotto nelle condizioni di cui sopra) e Sel? Vogliamo dire sei mesi per stare larghi?
Per usare un aggettivo usato ieri da Bersani, mi viene un pensiero “agghiacciante”: che Berlusconi abbia fiutato bene l’aria che tira dalla parte opposta e che per questo abbia deciso di ridiscendere in campo.
Il Cavaliere ha sempre vinto approfittando delle drammatiche divisioni a sinistra. Sarebbe “agghiacciante” ma potrebbe tentare di farlo anche il prossimo anno.
A meno che (e io lo spero vivamente) la politica italiana non si scomponga tutta come un puzzle cubista e che come, un puzzle, si ricomponga questa volta in forma intellegibile: i cattolici coi cattolici, i laici coi laici, i riformisti coi riformisti, i destrorsi coi destrorsi, i liberali coi liberali.
E se tutto questo non fosse possibile, allora non c’è che da sperare in una grande coalizione che sostenga ancora un governo tecnico guidato da Monti, l’unico, secondo me, in grado di fare vere riforme e salvare l’Italia dalla bancarotta. Economica e morale.

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