Il governatore della Toscana Rossi vara gli aumenti e si trincera dietro Don Milani
E bravo il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi. Sì perché l’ineffabile governatore ha deciso (la giunta regionale ha deliberato) che, in Toscana, il ticket da pagare sui farmaci dovrà aumentare da subito (In seguito aumenteranno i costi di altri servizi).
Ma quali criteri ha seguito l’illuminato governatore della Toscana (targato Pd, va ricordato per i distratti) per varare questo tsunami di aumenti? Ovviamente (come fanno del resto tanti altri politici che indossano anche casacche diverse) quello del reddito dichiarato.
Vale a dire, secondo quanto stabilito da Rossi e dalla sua giunta, che chi dichiara un reddito inferiore ai 36.000 euro lordi l’anno, sarà esentato dal balzello dell’aumento che varia da uno a quattro euro a medicinale a seconda delle fasce di reddito.
E allora, tanto per non farmi mancare niente ed innervosirmi un po’ di più, sono andato a dare un’occhiata alle tabelle delle dichiarazioni dei redditi fornite di recente dal ministero competente, dichiarazioni che riguardano il 2011 sull’anno di imposta 2010.
Ebbene dalla lettura di queste tabelle (sono a livello nazionale non riguardano solo la Toscana: tra i governati da Rossi ci potrebbero essere molti più onesti, ma anche molti più disonesti, fiscalmente parlando) si evince che, in Toscana, potrebbero essere esentati dal pagamento dell’aumento del ticket sui medicinali i parrucchieri, i fiorai, i baristi, i gioiellieri, i tassisti, i pasticceri, gli imbianchi e i muratori, i ristoratori, gli albergatori, i meccanici, un’infinità di altre categorie e perfino gli architetti.
Insomma se le cose stanno così, chi dovrà pagare questi aumenti voluti dal signor Rossi? A pagare saranno (secondo la classifica dei redditi che si evince dai principali studi di settore) gli avvocati, i commercialisti, i medici, i farmacisti, i notai (che guidano la classifica dei lavoratori autonomi e professionali) e ovviamente, come sempre, i pensionati e i dipendenti a reddito fisso.
E’ giusto tutto questo? Evidentemente sì per l’ineffabile governatore della Toscana Enrico Rossi.
Il quale, state a sentire un po’, per far passare mediaticamente la decisione e il fatto di non aver imposto la nuova gabella a tutti i toscani indistintamente, si è rifatto addirittura ad una frase di Don Lorenzo Milani, figura eccelsa (secondo me) della chiesta fiorentina, vicino ai poveri e ai diseredati.
Ebbene, Rossi per spiegare l’aumento e i criteri che lo accompagnano ha detto: “Ci ispiriamo al principio di solidarietà della nostra Costituzione. A chi ha molto chiederemo di più, a chi ha meno chiederemo meno e a chi è in difficoltà, ha poco o nulla non chiederemo”. “Perché – ha proseguito Enrico Rossi – come diceva Don Milani: ‘Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali’”.
Frasi di grande effetto e certamente emozionanti. Peccato che siano fuori dai tempi. Perché oggi, in miliardi di casi, chi ha di più paga assai meno di chi ha meno e i famosi disuguali di Don Milani non sono i poveri e ricchi: sono quelli che pagano fino all’ultimo centesimo di tasse e chi non paga affatto le tasse o le paga in misura ridicola rispetto a quanto guadagna.
Ecco perché il governatore Rossi avrebbe potuto riservarsi per un’altra occasione la bellissima enunciazione del carissimo Don Milani.
