Professor Monti, perché non comincia a ridurre le tasse ai pensionati?
Apprezzo il lavoro del professor Monti fin da quando si è insediato a palazzo Chigi dopo la fragorosa e ineluttabile rinuncia di Berlusconi. Apprezzo ciò che sta facendo per risanare i conti di questa disastrata Italia (cosa che i politici di professione non sono mai riusciti a fare), apprezzo il suo realismo, il suo stile e i suoi toni. Quindi a dispetto di tutti i leader politici che smaniano per tornare al potere (a cominciare dal sognante segretario del Pd Bersani che si dice “pronto a governare”) non posso sperare che, in caso di elezioni nella prossima primavera, si vada ad un Monti bis.
Ciò detto, devo confessare anche la mia profonda delusione perché dal mega consiglio dei ministri di ieri sullo sviluppo (sembra che sia durato nove ore) non è uscita una minima apertura per la riduzione di quelle tasse che sono fra le più esose d’Europa e che stanno (secondo me) riducendo ai minimi termini l’ottimismo per la rinascita del Paese.
Certo, Monti continua a dire che i conti, vista la crisi in cui ci stiamo dibattendo, devono essere tenuti costantemente sotto controllo se vogliamo salvarci. E sono assolutamente d’accordo. Spese sotto controllo. Però sono anche dell’avviso che alla gente bisogna dare anche qualche speranza.
E così se da una parte il governo tecnico del professore deve continuare senza sosta e senza pietà la lotta contro l’evasione fiscale (ieri in una gioielleria in cui mi trovavo per comprare una tradizionale catenina per un nipotino ho assistito alla sceneggiata di un avvocato che invitava la commessa del negozio a non fare scontrini per ciò che aveva acquistato, come se si trattasse di una sorta di mancia) dall’altra bisogna pure che il governo di Monti dia una mano a chi le tasse le paga (e le ha sempre pagate) fino all’ultimo centesimo. Cioè dipendenti a reddito fisso e pensionati.
Monti dice che, nonostante tutti gli sforzi, il suo governo non si può permettere un provvedimento del genere. Ed è altamente probabile che sia così.
Però il professor Monti potrebbe anche cominciare a pensare a ridurre le aliquote delle tasse se non a tutti i dipendenti a reddito fisso almeno a quei pensionati che, non avendo più capacità di contrattazione, si vedono ridurre i loro introiti mese dopo mese (o per tasse nazionali o per tasse regionali o per tasse comunali, o per tasse di servizi e banche; questa è l’Italia, bellezza) senza che possano far sentire la loro voce critica.
Quei pensionati, vorrei aggiungere, che, come ha detto a Viareggio in un bellissimo incontro pubblico il sindaco di Firenze Matteo Renzi, sono quelli che, coi loro risparmi, coi loro “stipendi”, col loro impegno nei confronti dei giovani della famiglia, hanno fatto sì che la crisi, qui da noi, si avvertisse meno che altrove (se ci si vuol rendere veramente conto di cosa possa significare la parola “crisi” basta andare a leggere qualcosa sull’America).
Allora, caro professor Monti, lotta senza quartiere all’evasione e, come incentivo alla speranza, meno tasse almeno per i pensionati.
Si può fare? Io spero di sì, perché sarebbe davvero indecente anche per il suo governo non tassare i grandi patrimoni (spesso costruiti da grandi evasori) e continuare a prendere da chi ha sempre dato.
Tra i lettori di questo blog ci sarà senz’altro qualcuno che ribadirà che spesso pure i pensionati sono degli evasori fiscali perché tanti lavoratori, una volta a riposo, continuano a fare lavori artigianali a nero (imbianchini, elettricisti, traslocatori, pavimentatori, addetti alle pulizie, ecc ecc) e ad intascare senza rilasciare ricevute. Ed è vero. Ma questo secondo aspetto della vicenda evasione dovrebbe essere affrontato dalla nuova legge sul fisco.
Intanto si potrebbe cominciare a detassare tutti quei pensionati che non sanno imbiancare, che non sanno fare gli elettricisti, che non sanno accomodare né un frigorifero né una televisione. Che ne dice professor Monti?
