L'Italia sulla luna

La guerra del Pd: ecco perché sto dalla parte di “David” Matteo Renzi

E’ davvero incredibile assistere al fuoco amico che i dirigenti del Pd stanno rovesciando in questi giorni su Matteo Renzi, il sindaco rottamatore di Firenze che avrebbe tanta voglia di partecipare alle primarie del partito, vincerle e poi proporsi come candidato premier, sbaragliando una classe politica logora e consunta.
Tutti i giorni è un continuo: da D’Alema a Fioroni, da Rosy Bindi ad altri “minorenti” del partito è un continuo sparare ad alzo zero su Renzi.
Chi lo ritiene (udite, udite) incapace di governare (come se D’Alema e amici suoi avessero dato prova del contrario), chi vuole le sue dimissioni da sindaco prima di poter partecipare alle (probabili) primarie, chi lo sbeffeggia.
Anche tra i lettori di questo blog c’è chi critica Renzi e chi (come il sottoscritto) mostra qualche simpatia per l’opera del sindaco di Firenze. Chi dice che di uomini della Provvidenza ne abbiamo avuti fin troppi, chi non crede a tutto ciò che va dicendo il giovane sindaco, chi addirittura mi invita a leggere un articolo sulla “forchettopoli fiorentina” riferita ad alcune spese sostenute da Renzi quando era presidente della provincia di Firenze prima di diventare sindaco della città.
Ora vorrei fare un po’ di chiarezza, almeno per ciò che mi riguarda. Se dimostro una certa simpatia per Renzi è solo perché lo vedo come un piccolo David (citazione d’obbligo visto e considerato dov’è situato il capolavoro di Michelangelo) contro degli immensi Golia, che sarebbero appunto tutti i dirigenti del cosiddetto Partito Democratico. E a me i piccoli David impegnati in battaglie quasi impossibili sono sempre stati
simpatici.
Cos’ha detto di tanto scandaloso Matteo Renzi all’inizio della sua discesa in campo nazionale? Cos’ha fatto di così clamoroso da indispettire l’intera classe dirigente del suo partito?
Facendo solo riferimento a quanto enunciato nello statuto del Pd Renzi ha detto, ridetto e ripetuto fino alla nausea che chi del Pd ha svolto in parlamento vari mandati (mi sembra tre, vado a memoria) dovrebbe avere il buongusto di fare un passo indietro, non ricandidarsi e tornare a fare ciò che faceva prima di impegnarsi in politica.
In una parola, ritirarsi. E non (come si diceva fraintendendo il pensiero di Renzi) per favorire un ricambio “generazionale”, ma per favorire un ricambio di menti e di voglia di impegnarsi, anche se appartenenti a gente di una certa età.
E’ bastato questo piccolo enunciato per scatenare le ire dei mandarini del partito: ma come si permette questo tipino di Firenze di chiederci un passo indietro, come si permette di esprimere giudizi, come si permette di invitarci a ritirarci a vita privata. Insomma, per farla breve, Renzi è stato accusato di lesa maestà.
Accusato di lesa maestà da gente che vivacchia e bivacca in parlamento da trenta, venticinque, venti e più anni. Che ha guadagnato in anni e anni una montagna di euro e che ha portato l’Italia fin sull’orlo del baratro. Gente che pur avendo dato pessima prova di sé (come persona e come squadra) non ha nessuna intenzione di abbandonare il campo.
E visto che si parla di campi, continuiamo con una metafora calcistica. Renzi, in definitiva, chiede solo che dopo anni e anni di sperimentazione si possano cambiare gli allenatori della squadra. Una squadra, l’Italia, che con quegli allenatori di cui parla Renzi ha sempre navigato (salvo rari momenti fortunati) in zona retrocessione.
E’ lesa maestà chiedere un passo indietro a questi allenatori e ricominciare il campionato mondiale degli Stati con gente nuova?
Secondo me no. Ma loro i vecchi allenatori decrepiti che non hanno neanche una coppetta in bacheca, l’hanno presa male e bombardano giorno dopo giorno lo sfrontato Matteo.
Ecco perché (e rispondo ai lettori del blog) almeno in questo momento io sto dalla parte di “David” Matteo Renzi. Perché ha fatto ai dirigenti del partito richieste più che legittime, perché è giusto che possa partecipare alle primarie del partito, perché (sempre secondo me) è giusto che provi a vincere questa sfida tutta interna al Partito Democratico. Perché è giusto tentare di cambiare una classe dirigente che, a detta di tutti, ha fatto il suo tempo (e i suoi danni).
Ecco perché sto con Renzi in questo momento (ci sarà tempo di discutere su un possibile programma da leader). Sto con Renzi perché mi sono sempre piaciute le sfide difficili, forse impossibili.

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