L'Italia sulla luna

No agli inciuci. Sì ad un governissimo che cambi l’Italia. Sennò tutti a casa

Lo tsunami tour di Grillo è arrivato in parlamento. E ora i protagonisti della nostra politica sono tutti lì a chiedersi, come degli idioti, chi ha vinto e chi ha perso. I grillini hanno trionfato ovunque, Il Pd (con la sua coalizione) ha vinto alla Camera e ha preso il premio di maggioranza. Ma almeno, in termini in seggi, ha perso al Senato, non avrebbe la maggioranza neppure a mettersi insieme (ammesso che il professore fosse d’accordo) con la lista Monti. E l’Italia, così come stanno le cose, è ingovernabile. In-go-ver-na-bi-le.
Avete presente cosa vuol dire ingovernabile? Vuol dire che i mercati massacreranno il nostro Paese, la speculazione tenterà in tutte le maniere di approfittare della nostra manifesta debolezza, lo spread salirà. Andatelo a chiedere a Berlusconi che oggi in Borsa, con Mediaset e Mediolanum, di cui è socio molto importante, ha perso una valanga di soldi.
Berlusconi, per quanto possa essere insopportabile (ma ad un terzo degli italiani, il Dio delle elezioni li perdoni, piace ancora tanto) non è certo uno sprovveduto. E così ecco che ha già aperto al Pd di Bersani (smacchiato a dovere) e sembra intenzionato a proporgli un governissimo. Né più né meno quello che si diceva prima delle elezioni, quando appariva chiaro a tutti che forse il Pd non ce l’avrebbe fatta a vincere in maniera netta al Senato.
Perché Berlusconi sarebbe pronto ad un governissimo? Perché è chiaro che con le sue aziende in bella evidenza non può continuare ad esporsi alle tempeste della Borsa e anche perché, accordandosi col Pd, potrebbe continuare a gestire un po’ di potere né più né meno come ha fatto nell’ultimo anno appena trascorso (dopo che si era dimesso da Premier) bocciando o promovendo col voto dei suoi parlamentari le proposte del governo tecnico guidato dal professor Monti.
Ma le cose ora si sono messe diversamente.
Perché un anno fa c’era da affidare a qualcuno di veramente bravo e stimato nel mondo (il professor Monti) la gestione della crisi in cui il governo Berlusconi aveva fatto precipitare la povera Italia. C’era da recuperare con l’Europa, c’era da recuperare con l’America, c’era da recuperare con la Germania, c’era da recuperare coi mercati mondiali, c’era da mettere in atto un piano di salvataggio che i partner europei avevano già in parte predisposto per il nostro Paese in gravissima crisi.
Tutti sanno com’è finita. Col Pdl che, ancora non si sa bene perché, ha tolto la fiducia al governo del professor Monti. Da qui le elezioni di questi giorni i cui risultati catastrofici sono sotto gli occhi di tutti.
Ora, dicevo, le cose sembrano davvero diverse dal quadro di una quindicina di mesi fa.
In questa drammatica tornata elettorale hanno inesorabilmente perso tutti i partiti tradizionali. Ha perso il Pd, ha perso il Pdl. Hanno perso la Lega, l’Udc, il Fli, ha perso la sinistra massimalista, la destra più oscura, hanno perso i radicali.
Undici milioni di voti (undici milioni, avete presente?) ci indicano le statistiche, sono passati dai partiti di cui si è detto, a nuove formazioni: otto sono andati al Movimento 5 Stelle di Grillo e tre alla lista del professor Monti (che io continuo a considerare un vincitore per avere ottenuto questo clamoroso risultato in cinquanta giorni di campagna elettorale).
Cosa vuol dire tutto questo, cosa vogliono dire undici milioni di voti transitati da una parte all’altra dello schieramento politico determinando l’ingovernabilità del Paese? Significa, secondo me, che i rappresentanti dei partiti tradizionali, a cominciare dai più rappresentativi e anche più castigati (Pd e Pdl) devono recuperare non solo il rispetto europeo e mondiale, ma soprattutto la fiducia di milioni e milioni di italiani che non ne possono più della loro vecchia e vergognosa maniera di fare politica.
Per concludere, visto che sono andato un po’ lungo e mi scuso per questo (però sono stato varie ore in silenzio): sì ad un governissimo guidato da un tecnico che possa dare stabilità all’Italia, no ad un governissimo che tenti di fare giochi e giochetti, inciuci e intrallazzi.
No ad un governissimo che tiri a campare e a fare giorni, sì ad un governissimo che tenti di recuperare i voti di protesta andati (giustamente) ai grillini e cambiare il volto dell’Italia.
Ma allora intendiamoci su una cosa: il governissimo in questione deve avere pochi e fondamentali punti da portare a compimento:
1) Una nuova legge elettorale che permetta stabilità, chiunque sia destinato a governare.
2) Abolizione (con rinuncia immediata a partire da ora) dei miliardari rimborsi elettorali ai partiti.
3) Dimezzamento del numero dei parlamentari alla Camera, al Senato e nelle Regioni.
4) Esclusione dalle liste di personaggi che abbiano (o abbiano avuto) a che fare con la giustizia.
5) Abolizione delle Province
6) Abolizione (salvo poche eccezioni) di tutte le costosissime auto blu e inutili scorte simboli spesso di esecrabili dimostrazioni di potere
7) Lotta senza quartiere all’evasione fiscale
8) Riduzione delle tasse e protezione del potere d’acquisto di salari e pensioni
9) Semplificazione della burocrazia.
E ancora particolare attenzione alle necessità delle classi più disagiate della società e creazione di posti di lavoro per i giovani.
Il governissimo Pd-Pdl vuole davvero occuparsi dei problemi dell’Italia, evitare che precipiti di nuovo nel baratro della crisi e recuperare la fiducia di milioni di italiani? Bene cominci da questi punti. Altri poi se ne aggiungeranno strada facendo.
Se i protagonisti del governissimo non fossero in grado di impegnarsi su questi punti fondamentali per la salvezza della nostra nazione sarebbe davvero più che giusto che andassero veramente tutti a casa, come è toccato ora a Fini, a Di Pietro, a Ingroia.
Il “Tutti a casa day” potrebbe essere davvero ineluttabile e vicinissimo.

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