L'Italia sulla luna

Bersani continua a palleggiare. Ma il Pd rinuncia o no ai rimborsi elettorali?

Bisogna dire che non se ne può davvero più di vedere Bersani, il leader del Pd che è riuscito a perdere le elezioni vincendo (caso che i posteri studieranno attentamente) impegnato ancora e ancora a corteggiare i grillini che non ne vogliono sapere di fare un accordo coi democratici per formare un nuovo governo. I guru a 5 Stelle Grillo e Casaleggio sono stati piuttosto chiari: se la base del movimento dovesse fare un accordo col Pd loro si ritirerebbero e smetterebbero di fare politica. Eppure Bersani, quasi un innamorato respinto e disperato, insiste a cercare contatti e per questo ha anche formato una ristretta commissione per tastare il terreno con gli altri gruppi parlamentari.
E non se ne può più nemmeno delle sue repliche indirette a Renzi che proprio poche ore fa ha invitato il Pd a non fare dei grillini i propri Scilipoti. Così Bersani senza nominare il sindaco di Firenze, ha detto: “Non si diffonda l’idea che siam qui ad andarci a cercare dei senatori e dei deputati. Non lo accetto. Tanto meno se viene da qualcuno di casa nostra. A noi interessano le posizioni politiche”.
E certo, il segretario del Pd non accetta critiche, non accetta insinuazioni, non accetta consigli. E certo. Ma sapesse Bersani quante cose non accettano anche quelli che gli hanno dato il voto.
Non accettano ad esempio che il Pd (tanto per citare un altro punto fermo espresso da Renzi) non abbia ancora detto chiaramente che rinuncia ai quasi 50 milioni di euro che, per una legge vergognosa, spettano al partito come rimborso elettorale. Quasi cinquanta milioni di euro, ci pensate?
Ci pensate quante cose potrebbero essere fatte con quei soldi se tutti i partiti decidessero (i grillini a quanto pare lo hanno già fatto) di rinunciare al rimborso?
Anche su questo punto il segretario Pd, più volte sollecitato come al solito da Renzi, si è un po’ risentito e anche in questo caso non ha risposto direttamente. Ha fatto rispondere ad un tetragono funzionario di partito, diventato da pochi giorni deputato, che risponde al nome di Stefano Fassina. Il quale ha detto stizzosamente che il problema del finanziamento dei partiti è già compreso nel programma in otto punti presentato da Bersani nella recente direzione del partito.
Ebbene, siccome a Internet niente sfugge, basta andare a controllare per rendersi conto di come il Pd voglia affrontare il problema dei soldi ai partiti.
Per trovare qualcosa in merito bisogna arrivare al, diciamo così, comma E del terzo punto del programma che riguarda la riforma della politica e della vita pubblica. Con queste decisive e illuminanti parole: “Legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all’accesso alle candidature e al finanziamento”.
Chiaro no, con qualche cipiglio e determinazione il segretario Bersani si prepari ad affrontare i problema dei rimborsi ai partiti.
E allora? E allora siamo al solito punto: o Bersani smette di palleggiare a centrocampo, o comincia (mettendo da parte metafore o “nanetti”, come diceva Frassica) a scaldare i cuori di chi l’ha votato con proposte concrete da presentare agli italiani tutti e realizzare in quattro e quattr’otto in parlamento, oppure sarebbe meglio passasse la mano e si ritirasse in buon ordine. Lasciando ad altri il compito di trattare con tutti gli altri partiti, Pdl compreso. L'Italia ha bisogno di un governo al più presto.

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