L'Italia sulla luna

I grillini rischiano grosso anche alle prossime elezioni comunali

Erano più o meno le 15,30 del 25 febbraio scorso quando ci si accorse che sarebbe stato praticamente impossibile formare un governo, dato il risultato delle elezioni al Senato. Italia ingovernabile, a meno di intese fra le forze più importanti uscite dalle urne: Pd (che ha vinto alla Camera ma non ha vinto al Senato), il risorto Pdl, il Movimento 5 Stelle, baciato dalla sorte e dall’antipolitica.
Da quel pomeriggio da incubo (incubo in chi sperava in un risultato chiaro e netto per aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi) sono passati quasi cinquanta giorni. Un inverno fa. Abbiamo un vecchio governo ancora in carica, abbiamo un nuovo parlamento che non funziona, un presidente della Repubblica il cui mandato scade a giorni, abbiamo un mortifero stallo fra i partiti che pensano solo all’ elezione del successore dell’ottimo Napolitano.
Se si leggesse tutto questo a proposito di qualche altro Paese del mondo, dalla Ue, al Sudamerica, all’Africa, si direbbe: questi sono pazzi. E questo succede anche nell’opinione pubblica italiana: in molti si pensa che i nostri politici che si stanno comportando in questa maniera siano un po’ fuori di testa. Ma si pensa e basta non si fa niente per convincere quei nostri mille rappresentanti in parlamento (da noi sontuosamente stipendiati) a mettersi d’accordo in qualche maniera.
Certo, molti danno la colpa di tutto questo al Pd e al suo segretario Bersani che non vuol aprire al Pdl per un possibile governo insieme. Un governo di transizione che servirebbe a fare alcune riforme fondamentali di cui abbiamo già parlato tante volte e poi tornare votare con una nuova elegge elettorale meno vergognosa (ci vorrebbe veramente poco) del “Porcellum”.
Colpa del Pd, certo. Ma una responsabilità enorme, secondo me, ce l’ha anche Grillo che non ha voluto fare nessun accordo coi democratici e il suo segretario. Chiuso, Grillo, in un no catastrofico per l’Italia e dannoso per l’idea che ognuno di noi ha della democrazia e del tentativo di risolvere i problemi di un Paese.
Di tutto questo abbia già detto in un precedente post. E abbiamo detto di quante simpatie stia perdendo il comico che volle farsi leader per il suo atteggiamento.
Ma evidentemente anche Grillo deve essersi accorto che qualcosa sta scricchiolando, se sul suo blog in un post di qualche giorno fa, ha scritto che il ritorno alle urne a giugno potrebbe essere una jattura.
Certo potrebbe sempre spiegarci che il ritorno a votare sarebbe dannoso per i costi, potrebbe dirci che sarebbe dannoso perché si rischierebbe di perdere altro tempo, potrebbe raccontarci tante altre belle cose.
Quello che forse non ci direbbe mai è che teme che col ritorno alle urne una bella parte di quei 163 parlamentari che è riuscito a portare alla Camera e al Senato potrebbe restare a casa. E che il Movimento che ha fondato potrebbe rischiare di perdere alcune di quelle stelle che lo contraddistinguono.
Ecco perché forse Grillo vede il ritorno alle urne per elezioni politiche come un disastro. Ecco perché sempre più italiani vedono favorevolmente un ritorno alle urne per poter togliere la fiducia concessa al comico e rimandare a casa tanti grillini parlanti. Parlanti spesso a sproposito e talvolta offensivi. Una caduta a precipizio del gradimento che potrebbe riflettersi anche sui risultati delle prossime amministrative che il 26 e il 27 maggio si svolgeranno in 722 comuni d’Italia.

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