Basta con gli ultimatum. Berlusconi lasci lavorare in pace Letta e il suo governo
“Se non c’è la cancellazione dell’Imu, non ci stiamo”. E poi: “Non sosterremo un governo che non attua queste misure né lo sosterremmo dall’esterno. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e vogliamo mantenerlo”. Per concludere in bellezza: “Sono sempre più bravo in tutto e quindi mi vedo bene alla presidenza della Convenzione per le Riforme”.
Parole, si sarà capito, di Silvio Berlusconi. Parole che suonano come uno schiaffo a poche ore dalla fiducia incassata anche in Senato (dopo la Camera) dal governo di Enrico Letta. Un governo voluto dal presidente della Repubblica Napolitano per evitare il fallimento all’Italia, un governo di grandi e larghe intese fra i partiti più importanti presenti in parlamento per tentare di uscire dalla crisi. Un governo, se volete, di estrema emergenza per riemergere da quello stallo in cui ci siamo ritrovati per due mesi dopo i risultati delle elezioni. Dove nessuno ha perso ma nessuno ha vinto.
Un governo di estrema emergenza come si è detto che deve tentare di risolvere varie e intricate questioni.
Nell’applaudito intervento alla Camera il giovane Letta ha parlato di sospensione della rata di giugno dell’Imu in attesa di ridefinire tutte le questioni inerenti la tassa sulle case.
Ebbene, proprio per questo si è subito scatenato il non più sopportabile Berlusconi. L’Imu va abolita subito e in via definitiva, sennò non ci stiamo, sennò facciamo saltare il governo ha strepitato creando una certa fibrillazione fra chi ha appena cominciato a lavorare per il bene del Paese e che, soprattutto, ha bisogno di tempo.
Ora mi sembra davvero che l’anziano e usurato (dai troppi processi e altro) leader del Pdl non si sia reso conto veramente della situazione in cui versa l’Italia. E non si sia reso conto come i suoi ultimatum e i suoi strepiti siano davvero fuori luogo.
Chi glielo spiega all’anziano leader che l’Italia non è una squadra di calcio, chi gli spiega che non si può cambiare governo come fosse un consiglio d’amministrazione di una società televisiva, chi gli spiega che non si può cambiare il presidente del consiglio dei ministri come se fosse un allenatore del Milan, una pratica che Berlusconi è particolarmente felice di praticare? Chi gli spiega che lui, il Cavaliere di Arcore, non è davvero il più bravo in tutto (basta vedere quando è stato costretto a dare le dimissioni da premier) e non ha nessun titolo per poter presiedere la Convenzione per le riforme? Chi gli spiega che non è davvero il caso che tenti di accreditarsi, presiedendo quella che una volta veniva chiamata la Bicamerale, come padre nobile della patria?
Per favore, qualcuno dei suoi gli spieghi tutto questo e cerchi di convincerlo a far lavorare in santa pace e in serenità di giudizio i giovani arrivati al governo.
Vista la situazione determinatasi col risultato delle elezioni mi ero espresso subito favorevolmente nei confronti di un governo di larghe intese (avremmo anche risparmiato un paio di mesi di sofferenze).
Visto come sta evolvendo la situazione, se Berlusconi coi suoi capricci avesse intenzione di tenere sulla graticola il governo Letta un giorno sì e l’altro pure, allora sarebbe davvero il caso di tornare alle elezioni, magari con una legge elettorale diversa in modo che risulti chiaro chi ha vinto e chi ha perso, chi governerà e chi starà all’opposizione.
In questa fase quindi sarebbe davvero opportuno un passo indietro di Berlusconi, (né più né meno come ha fatto Bersani) lasciando spazio autonomo a personaggi meno inflazionati, come appunto Letta e Alfano.
Sennò, se il Cavaliere non si mette un po’ tranquillo, non c’è che il ritorno alle urne. E allora forse un candidato premier come Matteo Renzi potrebbe davvero mettere d’accordo tutti e mandare in soffitta un ciarpame di egoismi e interessi privati che ancora (sia a destra che a sinistra) inquina la scena politica.
